Chi siamo?

Ho appena finito di vedere American Crime Story 2, una serie televisiva che racconta l’assassinio di Gianni Versace avvenuto per opera di un eccentrico gay americano in cerca di successo.

Dalle recensioni leggo che Andrew Cunanan, l’assassino, era psicologicamente malato, anzi dotato di poca empatia e disturbo di personalità. Ma, analizzando la storia reale e la serie, si evince come questo ragazzo era fissato con l’estetica, tanto da diventare un gigolò di alto bordo per potersi permettere i vizi e gli sfarzi più esagerati. Insomma, era disposto a tutto pur di diventare famose, di diventare una persona speciale e, alla fine, lo è diventato veramente. Avergli attribuito ben 4 omicidi, conclusi con l’assassinio di Gianni Versace, lo hanno reso famoso negli anni, ma solo per i suoi gesti. L’analisi che mi pongo è cercare di capire cosa spinge un ragazzo bello, intelligente e con grandi doti persuasive, a fare un gesto così esagerato. Tutto questo accadeva nel 1997, quando la moda cresceva, l’America andava in voga e la si vedeva come l’unica salvezza per rimanere sempre aggiornati. Ossessionato dal lusso, da uno stile di vita superiore a quello che poteva permettersi, Andrew fa di tutto per rimanere sempre sulla cresta dell’onda. Un gesto esasperato, quello di Cunanan, perchè vivere a Miami negli anni ’90. Ma ad oggi non ci siamo spostati molto da quella società; nel 2019 siamo tutti al centro dell’attenzione, ma allo stesso tempo, siamo un numero all’interno della società; è possibile che l’ossessione per l’estetica dilagatasi negli ’90 abbia portato a creare un centro nevralgico di maniaci esteti? Siamo veramente convinti di voler dare tutta la colpa ai social network? Non credo che sia riconducibile solo a questo, o, comunque, siamo stati anche noi a volere tutto ciò. Sono una ragazza sotto i 30 anni e vedo che la generazione dopo la mia non legge più, non hanno più interessi se non il telefono e rendersi carini agli occhi dei followers. La nostra generazione, invece, ha vissuto la fase di mezzo, di cambiamento, quindi è difficile accettare le nuove generazioni, ma è inutile rimanere ancorati alle vecchie. Non siamo “tecnologici e virtuali” come le nuove leve di adesso e non siamo di vecchio stampo come l’ultima generazione prima della nostra. Un’era affascinante, questo è indubbio, ma il rischio è di creare dei disturbi di personalità notevoli in noi, non capire che identità avere, non sentirsi avvolti in una comunità, può portare a creare malessere e, infatti, sono aumentati i casi di depressione tra i più giovani o mancanza di personalità.  La risposta è accogliere questa estetica maniacale e farne un buon uso? Cosa di è disposti a fare pur di diventare qualcuno? Pur di essere ricordato da qualcuno che non rientri nella cerchia dei propri cari?

Barbara