Chiamiamolo con il suo nome: è terrorismo

 

Scrivo questo articolo consapevole che probabilmente genererò un gran polverone ma, sapete anche voi che io non riesco a non essere polemica.

Quello che mi spinge a scrivere è la ricerca di un senso di umanità perduta che rischia di prender piede come impianto riflessivo (condiviso) nella nostra società.

Nella fattispecie mi sto riferendo agli accadimenti avvenuti a Macerata nei giorni scorsi, dove un nostalgico dei tempi andati si è divertito a fare il pistolero contro le prime persone di colore che hanno avuto la sfortuna di trovarsi lì in quel momento.

Ecco, qui due cose (una collegata all’altra) mi lasciano perplessa:

  1. Si tende a compiere un automatico collegamento fra la ragazza (Pamela Matropietro) tragicamente vittima degli atti di un folle carnefice;
  2. Il fatto che in virtù di questo si cavalchi l’onda del “la gente è stufa”, quasi per giustificare che sia normale improvvisarsi pistoleri. Non è raro leggere: “ha sbagliato, ma…”, “prendiamo le distanze, ma…”;

Trovo questi assunti disarmanti.

È rilevante il fatto che il carnefice di Pamela possa essere ragazzo nigeriano?

Io credo che si tratti di un gesto orribile ed imperdonabile, indipendentemente dalla persona che lo ha commesso, e che giustamente debba essere condannato e punito per ciò che ha fatto.

In secondo luogo, trovo sia inaccettabile tentare di attenuare le colpe dell’attentatore riversandole su un ipotetico malcontento generale della gente.

È un gesto da condannare con fermezza ed integrità, poiché questi avvenimenti, nel 2018, in un paese civile e democratico non dovrebbero mai succedere.

Gloria.