Covid 19 – la folle stupidità della burocrazia dilaga – non hanno fatto il tampone ai malati e rompono le scatole ai sani

Questo è uno sfogo, magari pure noioso. Come quasi tutti gli sfoghi. Però ci sono elementi di riflessione e di ilarità, seppure un po’ contorti.

Alda Merini ci dice che la pazzia ha una giustificazione, ma la follia della burocrazia è solo stupida e non ha neanche quel tratto di nobiltà disperata che connota la vera pazzia.

Sono un milanese e dal 26 dicembre 2019 a metà gennaio ebbi sintomi compatibili con la Covid 19:

  • febbre altissima (poco meno di 41);
  • difficoltà respiratorie per due lunghi giorni;
  • ad occhio direi polmonite con un versamento pleurico a sinistra, ma non feci la lastra, a causa delle feste di Natale.

Ne uscii il 31, ma la tosse mi durò fortissima per altre due settimane.

Per capirci, avevo gli stessi dolori alle costole che avevo avuto quando mi si erano incrinate per una caduta sul ghiaccio in un incidente sciistico. Ed ho una soglia di sopportazione del dolore molto elevata.

Negli stessi giorni, mio figlio di 2 anni si presentò al Buzzi, noto ospedale per i bambini di Milano con sintomi analoghi, seppur più blandi, che furono classificati come una fortissima influenza.

I primi di gennaio, quando la febbre era scomparsa sia a me che a mio figlio, ci incontrammo con i genitori di mia moglie.

Dopo pochi giorni, mia suocera ebbe gli stessi sintomi e la polmonite, accertata strumentalmente. Stette male per 50 giorni, ma il medico disse ai primi di marzo che non era necessario il tampone, perché non poteva avere avuto una infezione da coronavirus i primi di gennaio.

Tutti fenomeni, vere reincarnazioni di Esculapio.

Hai un malato conclamato e non spendi 30 Euro di tampone per vedere se andrà a contagiare altra gente.

Faccio presente che nel suo paese del lecchese, al confine con la bergamasca, i casi sono poi stati moltissimi.

Fuori dai denti, io sono convinto che omissioni come questa abbiano contribuito a contagiare un sacco di persone e che dovrebbero essere punite, anche penalmente. Altro che i medici sono tutti eroi, ci sono state anche parecchie negligenze. Basta con la retorica a basso costo tesa a nascondere la verità, è mancata la prevenzione, ma tanta gente è pure stata curata male, lo confermano le statistiche comparate. Emerge anche dall’articolo di Federico sulla capacità delle nostre strutture di guarire i ricoverati.

Incidentalmente, i medici e gli infermieri fanno un lavoro, che ha certamente dei rischi e dovrebbero essere messi nelle condizioni di correre i minori rischi possibili. Anche fare il poliziotto ha dei rischi. Pure il pompiere rischia. Anche il mercenario rischia la ghirba. Sono dei lavori, io scelgo di farli e sono pagato. Punto. Poi posso essere un buon medico e salvo le persone e magari mi ammalo perché non mi hanno dato le mascherine, ma divento una vittima, piuttosto che un eroe. Le parole hanno il loro significato, caspita.

Posso anche essere un buon mercenario perché accoppo tanti nemici e magari mi sparano pure, ma non sono un eroe, sono solo uno che spara ed ammazza per soldi. Tendenzialmente un fetente.

In Italia abbiamo anche la strana idea che uno possa arruolarsi nell’esercito e che, tuttavia, non debba mai andare in guerra ed eventualmente morire… Ma allora perché ti arruoli e ti fai pagare? Abbiamo una buffa retorica, anche quello è un rischio professionale.

Un eroe è per definizione qualcuno che si sacrifica per un ideale pur non essendovi tenuto.

Il medico o l’infermiere che si ammalano semplicemente affrontano un rischio professionale per il quale sono retribuiti ed hanno diritto a non ammalarsi per incompetenza di chi dirige le strutture sanitarie e dei vari enti preposti in tema di sanità, ma sono lavoratori, non eroi. Come non è un eroe l’operaio che cade dal ponteggio, è solo una vittima.

Poi ci sono gli assenteisti e quelli che si prodigano più del dovuto, ma il termine eroismo si applicherà ad uno su mille che vede il proprio lavoro come una missione, gli altri semplicemente fanno il loro dovere.

Usare le parole giuste dà la possibilità di valutare l’impatto del sistema sanitario senza il diktat di dovere per forza dire che sono tutti eroi e perciò intoccabili. No, nessuno è eroe a prescindere e tutti siamo soggetti alla legge ed al diritto di critica.

Finita questa divagazione, durante il lockdown la mia famiglia ed io abbiamo rispettato in modo assiduo tutte le prescrizioni, anche quelle palesemente assurde come il divieto di passeggiare all’aperto a distanza di sicurezza, di fare la spesa ad oltre  200 metri da casa etc. etc.

Abbiamo anche pagato economicamente il lockdown con una perdita di reddito di 10.000 Euro o giù di lì, tanto per gradire. Molto più della media degli italiani.

Il 10 aprile nostro figlio stava molto male di pancia e, in pieno lockdown, la notte mi recai nuovamente al Buzzi e candidamente dissi che entrambi avevamo avuto i sintomi della Covid 19.

Siccome al Buzzi c’è gente normale, conclusero che il decorso del tempo ed il nostro evidente stato di salute generale erano tali da escludere che potessimo contagiare chicchessia.

Poi sono uscite le linee guida della regione Lombardia per gli esami sierologici le quali palesemente non prevedono che una persona la quale abbia il sospetto di avere contratto la Sars-cov2 nel mese di dicembre debba essere sottoposto a screening https://www.regione.lombardia.it/wps/portal/istituzionale/HP/DettaglioRedazionale/servizi-e-informazioni/cittadini/salute-e-prevenzione/coronavirus/test-sierologici-anticorpi-anti-covid19/test-sierologici-anticorpi-anti-covid19

Da metà maggio o primi di giugno anche i comuni mortali, tendenzialmente a pagamento, avrebbero potuto fare l’esame sierologico, ma non direttamente o contestualmente il tampone. In buona parte del mondo non funziona così.

Ritenendo abbastanza superfluo indagare sul fatto di avere avuto la Covid 19 nel mese di dicembre, visto e considerato che non potevo assolutamente essere contagioso, che a livello statistico la mia linea di contagio sarebbe stata del tutto irrilevante e che, come capitato a vari conoscenti, se l’esame sierologico fosse risultato positivo, mi avrebbero fatto penare almeno un paio di settimane prima del tampone, ho sinora soprasseduto.

Anche perché ci dicono che l’immunità non sarebbe durevole, che dovremo vaccinarci tutti e che, in caso di nuovo lockdown, ci terranno di nuovo indistintamente a casa sicché perché dovrei perdere il mio tempo per fare un test inutile sia a me che alla collettività e non prescritto dalle linee guida?

A dirla tutta, se mi avessero proposto di fare l’esame sierologico ed il tampone durante il lockdown, a fronte della possibilità di muovermi liberamente in quanto immune (quanto meno temporaneamente) sarei stato felicissimo di aderire all’invito, ma le idee intelligenti scarseggiavano in quel periodo.

In tutti gli uffici pubblici in cui mi sono recato ed anche in banca o al supermercato o al ristorante, quando mi è stato chiesto in modo esplicito, ho semplicemente detto di non avere mai avuto una diagnosi di Covid 19 ma che, nel mese di dicembre, avevo avuto sintomi compatibili. Come almeno il 20% dei milanesi.

Ho sempre dato una risposta sincera per senso civico e nessuno ha mai ritenuto di fare nulla, perché è ovvio che vadano tracciati i malati o i sospetti contagiosi e non chi forse in un remoto passato abbia avuto qualcosa.

Tracciare i malati e non rompere le scatole ai sani, dovrebbero stamparlo sulle banconote o sui pacchetti di sigarette.

Ebbene, ecco il colpo di scena.

Oggi mi sono recato in una nota struttura sanitaria milanese per un piccolo intervento chirurgico, dopo che avevo sostenuto una visita preliminare due giorni fa in altra sede della stessa struttura.

A domanda diretta all’ingresso ho risposto, come sempre, quanto già ripetuto più volte in questo mio intervento, ovvero che non avevo mai avuto una diagnosi di Covid 19 ma che, nel mese di dicembre, avevo avuto sintomi compatibili.

E’ iniziata una immonda e surreale gazzarra inquisitoria sul perché non avessi fatto almeno il test sierologico che, più che farmi incavolare, mi ha fatto sghignazzare.

Ho risposto che le linee guida della regione Lombardia non lo prevedono. Carta canta.

Mi hanno detto che potrei essere contagioso… Dopo 7 mesi! Record della pista!!

Ho spiegato sommessamente che le linee guida dell’OMS, non quelle di Pluto e Paperino, non richiedono nemmeno il tampone ma solo un periodo di 14 giorni di assenza di sintomi.

Mi hanno detto che non sono un medico e che “dalla tac si capisce se una persona ha avuto il Covid”.

Ora, a parte che io non dovevo essere sottoposto alla TAC, sicché eravamo fuori tema, gli ho spiegato che dalla TAC al limite si vedono delle cicatrici sui polmoni, che però possono avere l’eziogenesi più varia… Cosa che sa anche il più sfigato degli studenti di medicina, ma non la zelante infermiera addetta all’accettazione che, nel caso specifico, ha certamente nozioni mediche inferiori alle mie.

Visto che insisteva a fare la supponente, ho spiegato che conoscevo benissimo i reagenti che utilizzano per il sierologico e, considerato il fatto che iniziavano a girarmi le scatole, ho precisato che, già che c’eravamo, se voleva potevo spiegarle come si costruisce una bomba atomica (almeno a spanne) e come funziona la fusione nucleare, che forse è un po’ più complicato rispetto a capire come funzionano quattro reagenti del cavolo.

Quando incontro i saccenti, mi viene voglia di fare sfoggio di cultura, soprattutto dopo le baggianate che ci hanno propinato notte e giorno in questo periodaccio.

Dopo avere compreso che la fisica nucleare non era di interesse della sveglissima infermiera, ho aggiunto che loro mi credevano quando dicevo che avevo avuto i sintomi a dicembre, ma non quando dicevo che erano cessati a gennaio e che, a questa stregua, avrebbero dovuto fare il sierologico a tutti i milanesi che avevano avuto l’influenza o la polmonite a dicembre. 

Insomma, assumevano che fossi sincero e bugiardo allo stesso tempo. 

Gli ateniesi sono tutti bugiardi ed io stesso sono ateniese… O milanese, per quel che conta.

Alla fine hanno detto al medico che mi doveva operare che doveva essere lui stesso a certificare che io ero sano e quello, anche giustamente, gli ha detto che non ci pensava proprio e che le loro regole erano comunque stupide. Neanche lui sembrava interessato alla fisica nucleare ma a chi aveva scritto le regole di quell’istituto avrebbe fatto probabilmente bene del tè al polonio…

Insomma, non c’è stato verso, e, anche se nessuno di noi ha alzato la voce (unica cosa positiva di questa vicenda kafkiana) non mi hanno voluto operare. Chi se ne importa, andrò altrove.

Di regola, fuori dall’ambito lavorativo nel quale, per contratto, devo difendere la tesi del cliente, io non mento mai, ma ho capito che agli stupidi bisogna sempre mentire e che il senso civico è un fardello in questo paese di rintronati.

Se c’era una remota possibilità che, per uno sfizio, potessi buttare via tempo e soldi per fare il test sierologico -pur essendo incontestabile che io non possa più contagiare nessuno- adesso mi rifiuto di spendere anche solo un centesimo. Di sicuro non nella loro struttura, che qui non nomino per evitare problemi ad Uncino, ma che segnalerò a tutti i conoscenti come un covo di pazzi.

Il vero guaio di questa pandemia è che ha trasformato tutti in questurini e ha dato potere agli stupidi. Gli stessi stupidi che non hanno fatto il tampone a mia suocera e a chissà quanti altri malati che avranno contagiato mezza Lombardia e si fanno le paranoie perché un Tizio dice che forse a dicembre è stato malato.

D’altro canto, è noto che se il portinaio è vestito in borghese rimane simpatico ed aiuta gli inquilini a portare la spesa ma, se gli metti una divisa, inizia a trattare tutti in modo inquisitorio. Verificato in varie occasioni.

Ecco, noi abbiamo lasciato che questa folle burocrazia mettesse la divisa a qualche centinaia di migliaia di persone che sono palesemente braccia rubate all’agricoltura.

Pare che un sostenitore disse a De Gaulle “Morte ai cretini!” e che quello rispose “Programma troppo ambizioso, amico mio”. 

Fine dello sfogo.