Covid 19: quanto abbiamo davvero rischiato? Un aiuto dalla storia e della matematica

Nel periodo del lockdown ho seguito con molto interesse gli articoli di Federico ed i commenti degli altri utenti ed ora, vedendo che il mio account è ancora disponibile,  vorrei fare alcune mie considerazioni sull’emergenza da Covid 19.

Federico, se ti fa piacere il mio intervento, mettici tu l’immagine che preferisci e modifica pure i metadati, io sono abbastanza una schiappa in questo ambito e, in fondo, a me interessa solo che l’articolo lo leggano quelli che girano attorno ad Uncino, le cui riflessioni ho letto con piacere.

Apro due parentesi personali.

Punto primo, da tempo non intervengo né con articoli, né con commenti, perché qualcuno aveva hackerato il mio profilo di Disqus ed aveva scritto cose sgradevoli, facendosi passare per me. In particolare, aveva scritto che era vergognoso scrivere su Uncino perché gestito da un estremista. Ora, certe affermazioni di Federico ogni tanto non le condivido e non mi piacciono, ma a me è sempre stato permesso di scrivere ciò che volevo e perciò mai avrei detto una simile sciocchezza. La cosa mi aveva dato così fastidio, da indurmi a cancellare l’account di Disqus e a non pubblicare più nulla. Infatti adesso neppure ricordo il mio nuovo account!

Altra miniparentesi, il 24 dicembre sia io che mio figlio di 2 anni abbiamo avuto la febbre alta, Daniele è stato in ospedale e gli hanno diagnosticato un’influenza. Io ho poi avuto una polmonite con versamento al polmone sinistro e febbre a 41. Essendo nel periodo di feste e pensando stupidamente che fosse una polmonite batterica secondaria, non mi sono subito recato in ospedale e, per miracolo, sono guarito in 7-8 giorni. Al 99% era già Covid 19, stando a quanto mi hanno detto i medici che ho poi consultato. Comunque, pur essendo sanissimo, passata la febbre, sono stato piuttosto male per altri 20 giorni ed i sintomi non erano quelli della comune influenza. Perciò, se parlo della Covid 19, non lo faccio con sottovalutazione ed ho molto rispetto per chi ha perso i propri cari.

Chiuse queste parentesi personali, qui voglio intervenire con un approccio leggermente diverso su quale fosse il rischio massimo di morti in assenza di cautele per la pandemia da Sars Cov2 prima che si verificasse, perché dirlo dopo è tutto facile.

Non è lo stesso oggetto delle riflessioni di Federico, perché parte da una prospettiva differente, anche se poi i numeri più o meno convergono.

Stranamente non se ne è occupato quasi nessuno sui giornali.

Si tratta di considerazioni da me fatte a fine febbraio, primi di marzo, in una chat di Whatsapp in cui molti erano impegnati politicamente nell’area di Fontana e Gallera, perciò le mie parole non furono prese bene e, di regola, quando vedo che gli altri non sono d’accordo, so di avere ragione.

In sintesi, io avevo scritto di blindare RSA ed Ospedali (soprattutto i centri di pronto soccorso) e di tenere a casa pensionati over 70, dializzati e tutte le persone immunodepresse, con mascherine e distanziamento sociale e di attivare la consegna a domicilio, per queste persone, dei beni di prima necessità. Avevo anche suggerito di requisire palestre ed altre strutture per ricoverare temporaneamente queste persone e tenerle lontane dai conviventi più giovani e di lasciare vivere e lavorare TUTTI GLI ALTRI con le opportune cautele. Alcuni di quelli che mi leggevano erano in regione giorno e notte, sicché qualche consiglio sarebbe anche potuto filtrare.

Mi sembrava ovvio che si dovesse procedere così dopo avere letto il primo report cinese con la distribuzione dei morti per fasce di età ed anche in considerazione del fatto che gli over 65 in Italia sono percentualmente quasi il doppio rispetto alla Cina.

Avevo scritto queste cose con 25 – 30 giorni di anticipo rispetto al disastro e mi dispiace di non essere stato nella condizione di fare qualcosa.

Mi dicevano che ero insensibile, perché dovevamo stare TUTTI a casa per salvare TUTTI:  poi si è visto che quel sistema illogicamente isterico ne ha invece accoppati parecchi, cosa che mi pareva ampiamente prevedibile.

Pur non essendo del tutto ignorante in campo medico ed in biologia, non mi azzarderò a fare alcuna considerazione su virus più o meno cattivi o sull’efficacia teorica delle misure di contenimento.

D’altra parte, le plurime baggianate sentite in questi mesi hanno purtroppo squalificato la Scienza (che io amerei potere sempre scrivere con la maiuscola) ed hanno messo in scena la sorella stupida, ovvero la stregoneria, con una reazione isterica e scomposta di fronte ad una epidemia assai seria che avrebbe richiesto compostezza ed organizzazione che, dalle nostre parti, non sono pervenute.

Quando hanno iniziato a sanificare le strade, senza la minima indicazione anche da parte di uno scienziato della mutua, per impedire la diffusione di un virus respiratorio, ho subito capito che la diritta via era smarrita. Consiglio, a questo proposito, la lettura de I diavoli di Loudun di Aldous Huxley, che descrive bene, parlando di un processo per stregoneria, come, in certe condizioni, ci sia una deriva dalla realtà che rende credibili le cose più assurde. Ed Huxley se ne intendeva, perché era, come si diceva qualche anno fa, uno “scoppiatone” lisergico , ma ad alcuni purtroppo non serve neppure la droga per andare fuori di testa.

Cercando con attenzione attraverso PubMed, la voce flebile degli scienziati seri, quelli che prendono i dati e li elaborano e si attengono al metodo sperimentale, che fanno ipotesi e non proclami, la si trova, ma è sommersa dalla grancassa mediatica degli imbonitori improvvisati, che sono di regola i più ammanicati politicamente. Poi bisogna conoscere l’inglese, che incredibilmente è ancora è un ostacolo per tutti i nostri politici.

Veniamo alla storia ed alla matematica, che hanno il vantaggio la prima di non potere essere cambiata più di tanto, Orwell permettendo, e la seconda di attenersi a regole immutabili. A me piacciono entrambe e quanto alla storia, gli antichi, che non avevano fortunatamente l’OMS filocinese, dicevano che fosse maestra di vita: magari ogni tanto la si potrebbe tenere in considerazione.

Allora, ci hanno raccontato del rischio di milioni di morti, di contagi al 100% o quasi e di immunità di gregge al 90% o giù di lì.  Sarà vero?

Ebbene, guardiamo la storia e vedremo che, dal 1900 in poi non c’è mai stata alcuna epidemia in Italia che abbia contagiato più di 10 milioni di persone con lo stesso patogeno, nemmeno in più ondate. Punto.

Le normali influenze – che accoppano il non indifferente numero di 10.000 persone ogni anno come “morti indirette”-  contagiano tra i 5 e gli 8 milioni di italiani e ciò in assenza di qualunque precauzione.

Il vaccino lo assumono solo il 17% degli operatori sanitari (che sono circa 600.000, perciò il 17% è poco più di 100.000 persone) ed il 25% degli ultrassessantacinquenni (che sono il 22,8% della popolazione, sicché il 25% è pari a circa 3,4 milioni di persone).

Anche se volessimo essere generosi ed immaginare un tasso di contagio assolutamente fuori scala tra questa popolazione di soli 3.500.000 di persone, ove non fosse stata vaccinata, potremmo aggiungere massimo un altro milioncino ed anche qui rimarremmo ampiamente sotto i 10 milioni di contagiati ogni anno.

La Spagnola, già, la Spagnola (che forse era pure americana) pare che contagiò circa 4,5 milioni di italiani, che allora erano 36 milioni. Ciò in più ondate.

Causò, forse, 600.000 morti in Italia, ma uscivamo dalla prima guerra mondiale, non c’erano antibiotici per le polmoniti batteriche secondarie, si esagerava con l’acido acetilsalilico (il sovradosaggio da aspirina cagiona emorragie) non c’era cibo, la gente moriva regolarmente di niente. Si viveva in case sovraffollate e senza servizi igienici o in cascine senza riscaldamento. In quegli anni mia nonna aveva già avuto la TBC al ginocchio e, negli anni successivi, avrebbe avuto la TBC ai polmoni e, su 80 ragazze entrate in sanatorio con lei, mi raccontava che ne sopravvissero solo 3.

Fare paragoni con la Spagnola è tutto fuorché razionale.

Comunque anche la Spagnola, fatte le proporzioni con la popolazione odierna, arriverebbe a meno di 10 milioni di contagiati e ciò solo in più ondate.

E l’asiatica? Anche qui, molto meno di 10 milioni, anche adeguando la proporzione alla popolazione attuale.

Lo stesso valga per la Spaziale, che ci fu quando nacqui io.

In altri termini, queste epidemie, in quasi totale assenza di misure di contenimento, contagiarono sempre molto meno di un sesto della popolazione italiana.

Sono dati ufficiali, che non possono essere cancellati ed ignorati.

Se qualcuno si permette di dire che anche durante la Spagnola vi furono chiusure, si vada a leggere il dettaglio e veda in cosa consistettero, perché furono praticamente nulle rispetto al lockdown realizzato in questi mesi. Ci sono anche interessanti lettere della Kuliscioff a Turati che parlano della “grippe”.

Avevo promesso di non fare considerazioni mediche, ma un minimo di nozioni è necessario introdurle, altrimenti sembra che questa percentuale del sesto sia frutto di stregoneria essa stessa.

In realtà, non tutti quelli che vengono a contatto con un virus o con altro agente patogeno sviluppano una malattia. Limitandosi ai virus respiratori, c’è chi ha una barriera protettiva tale da essere contagiato solo quando la carica virale è  molto intensa e l’esposizione è prolungata, c’è il fenomeno dell’immunità incrociata (di cui si è avuta evidenza anche per la Covid 19) e ci sono quelle persone che hanno abitudini di vita asociali e non vengono nemmeno a contatto con l’agente patogeno e, perciò, non solo non si infettano, ma nemmeno infettano a loro volta. C’è chi vive in aree a bassa densità e ci sono mille altri motivi logici per escludere che in una popolazione generale, che non è omogenea né per età, né per condizioni di salute etc.,  tutti debbano essere ugualmente esposti ad un virus e contagiati.

Questa visione mi richiama alla memoria un film horror per adolescenti di qualche anno fa “Final destination”, nel quale la Morte tornava indietro a cercare quelli che le erano scampati. Ecco, le malattie non funzionano così, i virus sono delle sequenze di RNA con dei “gancetti” per attaccarsi alle cellule dell’ospite e non tornano indietro a cercare quelli che non si sono contagiati, un’epidemia può interrompersi per mille ragioni senza contagiare tutta la popolazione.

Semplicemente questo assunto non è statisticamente né storicamente  vero, anche se i giornali e le autorità lo hanno dato per scontato, per ragioni che mi sfuggono.

Alla fine, la regola del sesto come limite estremo del contagio è abbastanza una costante nelle epidemie avvenute in Italia e mi sembra abbastanza costante negli altri paesi occidentali, ma non mi voglio allargare.

Assodato che un contagio di 10 milioni di persone era il peggio del peggio che ci saremmo potuti aspettare (e la mediana starebbe tra i 7 e gli 8 milioni) per parlare di milioni di morti bisognava essere affezionati al fiasco di Barbera o a qualunque altra cosa si beva in Cina.

E ciò anche ai primi di marzo, giacché il tasso di letalità allora noto era quello (fuori scala) del 3,4% nell’area di Wuhan ed intorno all’1% abbondante nelle altre aree interessate. Questo in Cina dove parte della popolazione vive in condizioni miserabili, alla faccia del sol dell’avvenire.

Ergo, anche col tasso farlocco dell’area di Wuhan, cui non credeva nessuno, al massimo sarebbero potute morire 340.000 persone, mentre una stima ragionevole MASSIMA, in totale assenza di precauzioni, sarebbe stata di 100.000 persone o pochissimo di più.

Perciò la stima di milioni di morti, anche nelle prime fasi, era assolutamente assurda e non supportata da alcuna evidenza storica o matematica. Forse era gonfiata per acquisire meriti in seguito e sostenere di essere i salvatori della Patria (che mi ostino a scrivere maiuscola).

Detto questo, il rischio massimo lasciando libero il virus per le praterie italiane sarebbe stato, cifra secca, di 100.000 morti, ma molto più ragionevolmente tra 70 ed 80 mila morti.

Questo rischio poteva salire a causa della relativa impreparazione dei medici nella prima fase (ormai candidamente ammessa da tutti nelle interviste) e della saturazione delle terapie intensive (che non c’è mai realmente stata).

La nostra gloriosa sanità, incidentalmente, ha appena un capello di posti letto in più degli Stati Uniti, che ci sono sempre stati dipinti come il luogo in cui solo i ricchi si possono curare. 

Sarebbe stata una catastrofe? Certo che sì, ma già blindare le sole RSA, nelle quali  c’è stato il maggior numero di morti, avrebbe ragionevolmente dimezzato le perdite ed indotto una diminuzione della propagazione del contagio anche al di fuori delle RSA stesse e, numero più, numero meno, avremmo avuto probabilmente molto meno dei 40.000 morti scarsi previsti da Federico.

Questa considerazione nasce banalmente dalla matematica, basta togliere anche solo un 25% di contagi e la reazione a catena, ipotizzando una trasmissione del virus in base due nella prima fase, porta a numeri assai contenuti.

La matematica suggerisce che le misure di contenimento siano state prese troppo tardi, che siano state eccessive per la collettività e troppo blande negli ambienti a rischio e che abbiano avuto un effetto assai più modesto di eventuali misure mirate assunte con maggiore anticipo.

E’ evidente che le mascherine all’aperto e la guerra ai runner siano stati un “wave the dog” per distrarre dai disastri combinati etc. etc.

La chiusura, vista da una prospettiva logico-matematica, è probabilmente servita solo a contenere l’epidemia prevalentemente al nord, ma non ha praticamente salvato nemmeno un milanese od un bergamasco, perché i soggetti e le strutture a rischio ormai erano già stati infestati ed il virus era già nelle famiglie ed i treni continuavano a viaggiare belli pieni. A questo punto, la semplice chiusura della Lombardia e delle regioni del nord col maggior numero di morti, avrebbe ottenuto un effetto paragonabile alla scellerata (e tardiva) chiusura dell’Italia intera.

La circostanza che siano stati rilevati casi di Covid 19 già a novembre rende assai plausibile, inoltre, che la curva fosse cresciuta lentamente nei primi mesi e che, con le comunicazioni di stampo terroristico fatte a fine febbraio, tutte le persone che avevano due linee di febbre si siano precipitate in pronto soccorso e, soprattutto quelle a rischio, si siano allegramente infettate in massa, e da qui sia derivata una curva che vedeva un indice di trasmissione ben superiore a quello quadratico nelle primissime fasi dell’emergenza “ufficiale” (si parlava di base 4) per poi assestarsi dopo un paio di settimane.

In altri termini, le misure adottate dopo l’emergenza conclamata sono state, come dicono gli americani (che pure col virus non hanno fatto granché bene) “overkill” e, come dico io, sono state come buttare il bambino insieme all’acqua sporca… Dopo avere lasciato colpevolmente che l’acqua si lordasse.

Abbiamo salvato percentualmente pochissime persone ed abbiamo ammazzato l’economia per i prossimi 10 anni: non un risultato di cui vantarsi.

E  non venitemi a raccontare che non si poteva prevedere prima perché, se queste cose le ho suggerite io a fine febbraio che faccio un altro mestiere, è scandaloso che nessuno dei preposti ci abbia pensato.

Qui le iniziative del governo e, purtroppo, anche della regione, sono state prese in funzione dei like su Facebook, solo per assecondare il sentimento popolare che, notoriamente, è irrazionale e guidato dalla comunicazione che viene dall’alto.

Sono disponibile ad essere insultato, pur non provando una particolare gioia per questo genere di emozioni. Tanto non ho un account Disqus per difendermi:)

Luca