Ignorare… Ignorante o ignorarli

Ventisette anni.
Io a ventisette anni; sentire come me chi ogni giorno incontro, quelli con cui esco, con cui parlo e con cui scherzo. Normali.
Nessuna paura, nessuna diffidenza e nessun fastidio… ma altro. Ci sono anche gli altri.

Trent’anni anni.
Adesso anche noi siamo altro perché l’altro è arrivato nella mia vita. Non è un altro che incontro, perché é sempre con me; non è un altro con cui parlo, perché lui non parla più. Ha smesso di parlare e si è fatto altro, e facendosi altro mi ha costretta a guardarlo con i miei occhi ed a guardare me stessa ed il mondo con i suoi.

L’ignoranza.
Ignoranza è non conoscere, non comprendere, e prima di essere io stessa altro non comprendevo, e non comprendendo in me c’era la paura di sbagliare, il timore di non saper rapportarmi. Sono stata “ignorante” ma mai stupida e cattiva.
Capisco gli ignoranti perché il solo diventare altro permette di trasformare in vita la comprensione, ma non comprenderó mai perché non è nella mia indole accettarla la stupidità e la cattiveria.

Sorrido a chi mi abbraccia, ruggisco verso gli sgarbati, faccio spallucce e scuoto la polvere dai miei sandali quando incontro chi volge il capo ignorandoci.

Quarantotto anni.
Io l’ho fatto nascere, lui mi ha fatto crescere.

Mario, sorprendendomi un po’: io sono autistico, ma voi siete matti!

Mary