Il caso HD Blog, il fallimento di un business model

HD Blog è ormai da tanto fra le mie testate Internet preferite; trovo questo sito vario, ben scritto e pieno di articoli, anche comparativi, redatti con serietà e competenza.

Ieri su HD Blog è successo qualcosa, qualcosa che sicuramente andrà a creare un importante case-study da illustrare nei corsi di marketing al capitolo dedicato all’approccio di Internet: è stata certificata la morte del modello di generazione del profitto basata sull’inserzione della pubblicità nelle pagine web.

Non parliamo di un piccolo sito squattrinato, e neppure parliamo di un riferimento un tempo glorioso ma ormai in debito di ossigeno ma ora decaduto quanto a comunità di frequentatori.
Nossignori, parliamo di una delle più grandi realtà italiane sia come offerta che come dimensioni della comunità. Se esiste un monte Olimpo del web, HD Blog ha sicuramente la sua villa nei pressi della sua vetta!

Ad essere morto non è HD Blog, che per nostra fortuna è vivissimo, nè tanto mano la sua comunità che semmai è in crescita, che sta a dimostrare l’aver creato e mantenuto un prodotto ben rispondente alle aspettative del mercato. Ossia l’essere bravi.

Ad essere morta è la pubblicità inserita nelle pagine.

Questo noi di Uncino lo sapevamo fin dall’inizio, e questa è la ragione che ci ha spinti non solo a non avere pubblicità in prima persona, ma anche a vietarla sui siti che gratuitamente si appoggiano ai nostri server.
La pubblicità web è morta.

Consentitemi di spendere qualche parola per analizzare il perchè essa sia morta:
Ad ucciderla, pare evidente, sono stati i vari sistemi di filtraggio conosciuti come Ad-Blocker, che a loro volta rispondono ad un preciso bisogno dell’utente: non avere rotture di scatole.

Non esistono, ari ragazzi, le rotture di scatole grandi e le rotture di scatole piccole, quelle molto invasive e quelle poco invasive, quelle ben integrate graficamente e quelle che stonano come un pugno nell’occhio, quelle pressochè irrilevanti come carico per la macchina e quelle che minano criptovalute.
Ennò, esiste un’unica categoria di rotture di scatole: le rotture di scatole, categoria unica nella quale come percezione in cui far confluire tutti i possibili aspetti del fenomeno.
Gli Ad-Blocker sono lo strumento adatto ad eliminare le rotture di scatole.

Offrire un prodotto chiedendo all’utenza di modificare le proprie abitudini, addirittura di andar contro le proprie abitudini, per poterne fruire è non solo ingenuo ma anche un mostro sotto il profilo del marketing: se il mercato non gradisce ciò che gli si sta proponendo non è mai il mercato a sbagliare ma è l’offerta a non essere adeguata, ed è folle pensare di poter cambiare il mercato al fine di poterlo adattare alle esigenze del venditore.
Si può ottenere, magari, una risposta immediata dettata dalla necessità, ma è l’inizio della fine… significa spalancare le porte a competitor che meglio interpretano la richiesta del mercato stesso.

E allora? senza la pubblicità il web è destinato a sfiorire come un fiore al quale non viene più data acqua?
Assolutamente no! va solo usato un tipo di acqua differente e più adatto ai tempi… un’acqua migliore e più matura.

Questa nuova acqua, sicuramente più impegnativa, non è creata da molecole inquinate da spot pubblicitari creati da altri, perchè alla fine l’analisi è questo che indica come fastidioso, ma da molecole basate sui contenuti di produzione propria: la comunità non viene sui nostri siti per farsi bombardare da roba pensata da terze parti ma per sapere cosa noi pensiamo… sono nostri utenti e non utenti del Carosello.

Si badi, è vero che radio e televisioni fioriscono raccogliendo utenza attorno ai programmi mandati in onda per poi rivenderla agli inserzionisti pubblicitari (che sono i veri clienti, mentre noi fruitori ne siamo l’utenza), ma questo business model sul web non funziona, perchè qui l’utente ha modo di eliminare le proposte degli inserzionisti: Non si può pensare di vendere a qualcuno una base di utenza che ha l’interruttore in mano, è ridicolo e non funzionerà mai.
Però si possono fare altre due cose:

La prima sono gli articoli sponsorizzati, ossia quegli articoli in cui si parla di un prodotto non solo illustrandolo (vecchio tipo di “marchetta”) ma analizzandolo in modo sicuramente di parte ma comunque esaustivo e con un pizzico di obiettività. Queto tipo di articoli (il fatto che siano “marchette” naturalmente è solo una mia congettura) è il vero valore aggiunto di HD Blog, perchè nei loro test sono bravissimi!
E non solo sono bravissimi, quello è uno dei principali catalizzatori di attenzione del loro pubblico.

L’altro, quello seguito da Uncino e su scala infinitamente maggiore da Whatsapp, è non interessarsi minimamente del profitto immediato ma guardare unicamente all’incremento di valore dell’asset attraverso il coinvolgimento, e quindi la fidelizzazione, della base di utenza. Questo è sicuramente ancor più impegnativo e garantisce un ritorno solo su tempi lunghissimi (ammesso poi di non sbagliare nulla), ma è anche quello che alla fine risulta più pagante. Naturalmente chi sceglie questa via non deve “vivere di blogging”, può farlo solo chi dal blogging trae innanzi tutto un piacere e non il pane quotidiano.

La morale della storia è che vedere quella pagina esposta su uno dei miei blog preferiti, che più che una pagina è una vera è propria bandiera bianca di resa (del business model basato sulla pubblicità, non del sito), mi conforta molto riguardo alla correttezza della scelta fatta qui su Uncino.
La pubblicità web è vecchia, è morta, è contraria alle esigenze del mercato… e bisogna lasciarla perdere.

Federico

Un mito vuole che qui su Uncino io sia il padrone del vapore.
Nella realtà le cose sono ben diverse: sono solo l’addetto alla manutenzione delle tubature.
E non tutte portano gas.

 

Per chi volesse contattarmi in privato, federico@uncino.eu