Il sorriso della mamma

Sbarro gli occhi.

Una cosa strana mi ha fatto male, non ho mai visto niente di simile. Di solito non c’è differenza tra l’avere gli occhi chiusi e aperti, è uguale… stavolta no. Prima, il freddo; ora, questa cosa agli occhi… vabbè, riproviamoci.
Ecco, ora va’ un po’ meglio: il trucco è aprirli piano.
Una sagoma prende forma, è bellissima.
Capisco che è lei a stringermi e il suono rassicurante che avverto proviene dalle sue labbra. “Ciao, Antonio” sussurra… io grido e agito le mani: “ciao mamma!”. Sorride.
Volge lo sguardo verso qualcuno, la seguo: so chi è: “Ciao papà!”. Lui capisce, sorride e bacia la mamma. Sono felice.

Non ricordo bene cose è successo nei giorni e negli anni successivi, cose senza importanza: sono cambiati i colori delle pareti, poi i mobili, tutte cose che non mi interessavano. Mamma e papà erano sempre con me e tutto era magnifico.

Un giorno sentii gridare, non capivo… Colsi solo la mamma che diceva “altre donne” mentre mio padre urlava. Non durò molto: dopo pochi minuti andò via sbattendo la porta, senza salutarmi.

Da quel giorno niente più è stato come prima. La mamma sorrideva molto di meno e la vedevo poco. Tornava a casa tardi ed era sempre stanca.
Imparai che non potevo avere tutti i giocattoli che volevo, che le cose buone da mangiare erano costose e tanto altro.
Le rughe sul volto della mamma si acuivano e la pelle non era più così luminosa. Bella, sempre, ma scura…

Quando andavo bene a scuola la mamma si illuminava… e io studiavo, studiavo perché la sua felicità era la mia, perché quel sorriso mi ricordava la prima cosa bella. Poi studiare mi piaceva, riuscivo a rispondere a molte domande e ne avevo davvero tante nella testa.
Insomma, diventai il migliore della classe. I professori mi dicevano che ero bravo, mi dicevano che dovevo frequentare il liceo e andare all’Università.
La mamma però era preoccupata.
Dovevo scegliere che scuola superiore frequentare e volevo andare al liceo classico; mi disse che non potevo.
Papà, il proprietario della casa, era finalmente riuscito a sfrattarci. Avevamo inoltre pochi soldi perché la mamma non lavorava molto: frequentava un corso di formazione per operare negli ospedali dato che era stufa di lavare le scale e assistere gli anziani.

Decisi quindi di cambiare scuola e di lavorare nel pomeriggio in un bar per aiutare la famiglia.
Pensavo di riuscire a conciliare tutto ma così non è stato e ora, a 16 anni, sento che tutto sta andando a rotoli e le mie prospettive non ci sono più. Il ragazzo bravo e intelligente lodato dai professori è sparito e il sorriso della mamma non sono più riuscito a vederlo.

Danny #ἡδονή