Intelligenza Artificiale come superamento di un capolinea evolutivo

Se non fossi io a star scrivendo questo articolo avrei già due obiezioni da porre basandomi sul semplice titolo: la prima è che per leggerlo servono venti minuti; la seconda, più seria, riguarda l’impiego del termine “artificiale”.
L’intelligenza può essere “naturale” o “artificiale”? non è che si tratta di una nuova forma di razzismo, o specismo, che abbiamo inventato per stabilire una nuova frontiera adatta a dividere il noi da loro?
Facciamo un passo indietro, cos’è lintelligenza? ecco, abbiamo subito il rimo problema, perchè secondo il vocabolario Treccani la prima accezione di “intelligenza” si apre così:

 Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare.

Mecojoni, direbbero a Roma.
L’uomo… e la donna? e il cane Chicco? e quelli che vivono sul pianeta che orbita attorno ad un’altra stella? tutti privi di intelligenza in quanto non uomini?
E le macchine?
Al di là della battuta sulla donna, semplicemente non è contemplata la possibilità che qualcosa di differente dall’uomo possa iniziare a pensare!
Ovvio che  ponendo una tale limitazione già nella fase iniziale l’idea stessa che un non-umano possa essere intelligente muore sul nascere.
Ma è corretta la definizione data dal Treccani?
No, non lo è più (ammesso che poi lo sia mai stata).

In questo momento, Martedì ventotto Novembre duemiladiciassette, non è più possibile mantenere uniti il concetto di “intelligenza” e quello di “pensiero”, perchè le macchine attuali sono intelligenti ma non (ancora) pensanti!

Dando una definizione più attuale della cosa, l’intelligenza è quella condizione che attraverso dei processi mentali porta alla comprensione di un fenomeno (termine generico da tradursi come “qualsiasi cosa”) ed il pensiero è quella serie di processi di origine anche spontanea, dunque non necessariamente generati da stimoli esterni, in grado di generare un’idea o una reazione.

Ecco, già va meglio… e ci troviamo dinanzi al primo grattacapo: l’origine autonoma.
Se un ente è in grado di fare qualcosa di propria iniziativa e non in risposta ad uno stimolo esterno, pare evidente che esso debba avere una qualche percezione di , e pare altrettanto evidente che se ha una qualche percezione di sé questa sia la condizione prima (e necessaria) che gli consentirà, almeno in potenza, di percepire l’altro, quindi di poter distinguere “sé stesso pensante”, come avrebbe detto Guccini, dal “non-sé stesso pensante”, che alla fine lo condurrà a pensare “io sono altro rispetto all’universo”.

Ma siamo andati troppo oltre; torniamo all’origine autonoma, perchè pure senza spingerci alla frontiera dell’essere altro rispetto all’universo è già interessante l’avere la capacità di originare un pensiero in autonomia.
Ricorriamo nuovamente al vocabolario Treccani:

Il complesso delle facoltà umane che più specificamente si riferiscono al pensiero, e in partic. quelle intellettive, percettive, mnemoniche, intuitive, volitive, nella integrazione dinamica che si attua nell’uomo.

Sfido chiunque a capirci qualcosa; a me ricorda da vicino il Prologo del Vangelo di Giovanni, nel quale l’Uomo balbetta qualcosa riguardo a Dio usando termini e definizioni inadeguati a descriverlo.
E non potrebbe essere diversamente, perchè questa è l’apertura della definizione di un oggetto misterioso del quale ancora nessuno di noi sa un cavolo… sappiamo solo che esiste, che noi me possediamo una, ma di cosa realmente sia, di dove si trovi e di come funzioni, proprio zero.
Questa è l’apertura della definizione di ménte.

Proviamo a semplificare: affinché tutta la roba elencata dal Treccani possa esistere, beh, deve esistere anche qualcosa/qualcuno che la percepisca o che la generi, e che magari alla fine si ricordi di averlo fatto. Quindi deve necessariamente esistere quella che noi chiamiamo coscienza di sé. Che era il punto da cui eravamo partiti.
Quindi la coscienza è la pietra fondante su cui poi viene costruita l’architettura che compone il pensiero; la capacità di capire, o intelligenza, viene poi utilizzata per mezzo del pensiero come base per generare idee.
Le idee sono il prodotto autonomo della mente, o se preferite dell’insieme coscienza-pensiero-memoria.

E ci troviamo di fronte ad un nuovo grattacapo: stiamo parlando di hardware o di software? nel senso, tutta questa roba è una reazione elettrochimica o si tratta piuttosto di uno sfuggente “qualcosa” che è sì basato sulla reazione elettrochimica che avviane nei cervelli, ma è altro rispetto ad essa, esattamente come la luce è altro rispetto alla lampadina?
Questo è di particolare interesse, perchè è veramente poco tempo che sappiamo spiegare cosa è la luce… si tratta di un qualcosa che tutti sperimentiamo fin dalla prima infanzia e che magari sappiamo disegnare, ma fino alla scoperta dei fotoni noi della luce non sapevamo proprio niente.
Stessa cosa: nel campo della mente e quindi della coscienza, del pensiero e delle idee noi siamo al passo precedente la scoperta del fotone.

A questo punto fingiamo per un attimo che il pensiero, così come la luce, non sia la lampadina (il cervello) ma che la lampadina sia solo la condizione necessaria affinché il pensiero si manifesti.
Incidentalmente questa è anche la cosa più probabile, e oltretutto è anche quella su cui concordano coloro i quali credono in un’anima scindibile dal corpo. Proprio tanta gente, no?
Beh, ma se è così noi non stiamo parlando di un “ente organico” ma di qualcosa che trascende la fisicità, qualcosa che approfitta delle condizioni messe a disposizione dalla fisicità per poter esistere, ma che non è la fisicità.
Se io intendo l’essere uomo non come insieme di cellule aggregate a formare un individuo di specie umana, ma come mente dell’individuo di specie umana, allora le definizioni ristrette all’ambito umano iniziano a vacillare… sembrano del tutto artificiose e anche un tantino prepotenti.
Non potendo stabilire la sostanza della mente, e non la si può stabilire perchè ammesso che ne abbia una, esattamente come gli antichi alle prese con la luce, non abbiamo la più pallida idea del quale sia, allora come si fa a dire che essa sia propria dell’uomo identificando questo con la sua fisicità?
Al massimo si può affermare che esiste la possibilità di coscienze ed intelligenze qualitativamente differenti, il che va anche bene ed è perfettamente logico, ma non esiste la possibilità di procedere oltre.

Ammesso che qualcuno sia sopravvissuto, siamo giunti al termine.
Per la conclusione del pensiero non parlerò di umani, macchine e pensieri… ma di blatte.

Questo animale meraviglioso esiste in molteplici varianti, e ciascuna variante ha una caratteristica che la rende perfetta: non evolverà mai.
La natura ha posto la blatta in un capolinea evolutivo, oltre il quale l’insetto non andrà mai. La forma attuale delle blatte esiste da ottanta milioni di anni e lì si è arrestata l’evoluzione… fra altri ottanta milioni di anni le blatte saranno identiche alle attuali.

Noi non siamo blatte, ovviamente non siamo blatte, e non essendo blatte non siamo stati confinati dalla natura in un capolinea evolutivo… ci siamo confinati da soli.
Il sistema etico, che in fin dei conti è comune a tutte le culture umane, unito alla possibilità di mettere in pratica tale normativa etica ha condotto a due conseguenze: siamo sette miliardi ed è stata sconfitta la selezione del più adatto, senza la quale si arresta l’intero meccanismo evolutivo.
Noi umani non siamo blatte, ma esattamente come le blatte fra ottanta milioni di anni (ammesso di arrivarci) saremo gli stessi di adesso.
Anzi, è perfino possibile che l’arresto della selezione porti alla proliferazione incontrollata del meno adatto.
Si badi, questo non è nel modo più assoluto un giudizio ma unicamente una constatazione.

A questo punto io mi chiedo se non potendo stabilire un vero discrimine fra intelligenza umana ed intelligenza di altra natura se non tramite definizione del tutto artificiose, se non sia il caso di lasciare libera la natura di trovare la via per un nuovo step evolutivo adatto a superarci.
Uno step basato su qualcosa di diverso dagli organismi viventi come noi li  intendiamo, perchè sopra l’essere umano non ci è nulla e dal momento che esso si è precluso la possibilità di ulteriore evoluzione… beh non resta che rivolgersi ad altro.

Federico