La Cucina: arte della circonvenzione

Mi sono chiesta spesso cosa serva a un cuoco per distinguersi: tecnica, coraggio, fantasia?

Il mio lato androgino (non è il sesso a fare da distinguo nella pratica e/o nella bravura) ha sempre avuto una grande passione per la cucina – che volendo potrebbe essere intesa come ambiente arredato al fine di preparare cose più o meno commestibili – con fasi altalenanti verso la pasticceria e ciò che non è includibile in questa categoria. In questo particolare momento della mia vita mi divido esattamente a metà, l’importante è avere qualcuno che poi mangi.

Penso di essere anche bravina, senza peccare di modestia, laddove io possa dare libero sfogo alla fantasia, senza dover seguire una ricetta passo passo (a eccezione della preparazione dei dolci, in cui la precisione la fa da sovrana).

Un cuoco, quindi, deve saper eccellere nell’arte della circonvenzione: lo scotto che si paga è ingrassare ma volete mettere quanto siano soddisfatti i commensali? Imbonitori dei sensi e dello spirito, fantasisti della finzione, prestigiatori travestiti.

Io eccello nell’arte di non conoscere limiti, sempre che la cosa che mangio mi stimoli le sinapsi (una a una, fino a perdere qualsiasi senso del pudore culinario).

Può, dunque, ciò che è alla base dell’arte “culinaria” essere applicato anche ad altri settori?