La mia esperienza di viaggio nel primo giorno dell’Italia a zone rosse, gialle, arancioni

Non mi interessa polemizzare sul merito del lockdown o come lo vogliamo chiamare, ho già espresso altrove le mie opinioni.

Voglio solo raccontare la mia giornata e cercare di spiegare come sarebbe molto meglio dare delle raccomandazioni, invece di regole ferree che non si è in grado di fare rispettare.

Insomma, quello che accade nei paesi liberali, nei quali ai cittadini si dice la verità e vengono trattati da adulti responsabili.

Non come qui dove si dipingono alcune regioni come dei lazzaretti, senza poi effettuare alcun controllo all’uscita o all’ingresso.

Veniamo appunto al dunque: oggi dovevo presenziare ad una prova per testi al tribunale di Genova, alle ore 9:30.

Posto che non avevo, né ho, alcun sintomo e che si tratta di esigenze di lavoro e che anche l’ultimo DPCM mi permette di superare i confini del comune e perfino della regione, sono partito di casa alle 6:15, temendo di ritardare sia per il traffico, che per eventuali blocchi per il controllo del mio diritto a viaggiare, cui mi sarei sottoposto di buon grado.

Nonostante il DCPM non consenta neppure di circolare per il comune senza un valido motivo, ho quietamente attraversato la città di Milano sino a Viale Liguria, ho imboccato il vialone che porta alla Milano-Genova senza incontrare una-pattuglia-una e mi sono immesso placidamente in autostrada.

Non che mi aspettassi la Stasi a guardia del muro di Berlino o le fasce di Van Allen ma -caspita!- almeno un minimo controllo.

Invece nulla di nulla.

Sono sempre quietamente arrivato a Genova, sono stato in un paio di bar a prendere il caffè -lì si può, a Milano no- ed ho fatto la mia udienza, finendo alle 12 abbondanti, perché i testi erano molti ed il giudice ha sospeso l’udienza e l’ha ripresa una mezz’ora dopo, dovendo lasciare l’aula temporaneamente ad una collega.

Dopo avere pagato una piccola sanzione per avere superato l’orario del parcheggio (ho trovato un operatore cortese, una volta tanto) mi sono reimmesso in autostrada, ho fatto benzina, ho pranzato verso le 14 all’autogrill di Dorno, vicino a Pavia -perché all’autogrill il virus non c’è- e sono tornato a Milano.

Il traffico durante il ritorno era modesto, ma era l’ora di pranzo.

Manco a dirlo, neppure nel viaggio di ritorno sono stato fermato. 

O, meglio, non ho incrociato alcun posto di blocco, pur avendo viaggiato sulle strade principali. L’unica auto della polizia che ho visto era parcheggiata e gli operatori stavano controllando un camion.

Se fossi andato a Varazze a farmi una gita con la famiglia, come un paio di settimane fa, nessuno se ne sarebbe accorto.

Senza alcuna difficoltà sarei probabilmente potuto arrivare sino in Calabria!

Ipotesi a parte, il mio tragitto ha comportato l’uscita dalla Lombardia-zona rossa, l’ingresso nella zona rossa del Piemonte e l’accesso nella zona gialla (mi pare) della Liguria e pedissequo ritorno.

Io avevo un motivo valido, ma siamo certi che tutti gli altri lo avessero?

No comment.