La riforma europea del copyright (fight for your mind?)

Riforma europea del copyright: domani sarà il redde rationem.

Riforma europea del copyright: un testo liberticida.

Riforma europea del copyright: Internet a rischio.

Questi alcuni dei principali commenti estrapolati dai diversi articoli rinvenibili online sull’argomento.

Quale argomento?

Se non si fosse capito l’approvazione della riforma europea del copyright.

Riforma che il 05 luglio 2018, verrà  votata dal Parlamento Europeo.

E che mi induce ad evocare il titolo di una canzone di Ben Harper: Fight for your mind.

E’ così famigerata questa riforma?

Davvero l’art. 11 porterà alla prematura dipartita di blog, testate online e addirittura enciclopedie libere?

Sgombriamo subito il campo da un equivoco: wikipedia non c’entra un piffero con questa riforma.

Le enciclopedie online gratuite sono infatti espressamente escluse dall’ambito di applicabilità della direttiva stessa.

Passando poi ad esaminare il testo dell’art. 11,  (Direttiva 2016/0820) capiamo che se io posto un link come quello appena inserito e questo link si riferisce ad un articolo pubblicato su organi di stampa (press publishers), a questi ultimi spetta un equo compenso secondo quanto previsto dagli articoli 2 e 3 della Direttiva 2011/29/EC.

In realtà, il compenso è dovuto dagli “information society service providers” – nozione individuata da un’altra direttiva comunitaria: la 2015/1535 (Direttiva 2015/1535)

L’art. 1 paragrafo 1 lettera b) stabilisce che è tale qualsiasi servizio della società dell’informazione, vale a dire qualsiasi servizio prestato normalmente dietro
retribuzione, a distanza, per via elettronica e a richiesta individuale di un destinatario di servizi.

Quindi patapum anche noi blogger (o aspiranti tali) cadiamo in pieno nella definizione del nuovo regolamento sul copyright.

C’è tuttavia un ma…un ma grande come una casa che rende questa direttiva più una marchetta elettorale che una vera disciplina cogente.

Il secondo paragrafo dell’art. 11 stabilisce che l’equo compenso non è dovuto se l’utilizzo della pubblicazione di stampa riguarda una parte non sostanziale della stessa.

Bello, grande, mio (cit. Venditti “L’ottimista”)!

Peccato che questa definizione sia lasciata alla decisione degli Stati membri.

E se gli Stati membri non decidono o nelle more della relativa decisione?

In questo caso trova ovviamente applicazione l’equo compenso.

Concretamente è applicabile questa direttiva? Ha un senso?

La risposta è sì e no.

Il sì nasce dall’indubbia esigenza di remunerare gli autori degli articoli pubblicati sui giornali ed in generale sugli organi di stampa nell’eventualità che la loro opera sia utilizzata da altri senza autorizzazione.

Il no è legato a due considerazioni.

In primo luogo l’equo compenso non andrà all’autore dell’articolo ma alla testata giornalistica (avvalorata dunque la tesi della generosa agevolazione pre-elezioni europee assimilabile, su scala molto più vasta, agli 80 euro renziani).

In secondo luogo, il link in sè non rappresenta affatto un utilizzo dell’opera ma un rimando ad essa.

Per capirci, è assimilabile all’elenco delle fonti bibliografiche poste in calce ai libri.

Quando sarà applicabile questa direttiva?

L’art. 22 prevede a carico degli Stati membri l’obbligo di recepirla entro 24 mesi dalla sua entrata in vigore.

Per ora quindi possiamo liberamente linkare quello che vogliamo e sperare che Gigino U’Curtu e Matteo ‘U Tratturi (senza offesa eh) facciano buon uso del potere discrezionale accordato agli Stati membri dalla Direttiva.

Massimiliano

Avvocato ammministrativista e penalista.

Appassionato di diritti umani e delle minoranze.

Vive ancora nell’illusione che nella vita esista una morale.