L’appiattimento creativo dei talent show.

 

Dopo tanto tempo ho un pomeriggio libero. Accendo il pc, apro word e penso: “è giunto il momento dopo un po’ di inattività di scrivere su Uncino!”. Bene, ma di cosa parlo? Fisso la pagina bianca dell’elaboratore di testo e rimango come inebetita per almeno un minuto. Nel frattempo penso che non voglio scrivere il solito articolo pippone che sono solita scrivere (conscia del fatto che lo sarà anche questa volta).

Penso, penso e ancora penso, poi ad un tratto si accende una lampadina, un insight, che mi dice: “Sanremo, è l’evento del momento”.

Si ok, ma io non sono un’esperta musicale, non ne capisco niente, quindi cosa potrei dire riguardo a Sanremo?

Inizio però a ragionare su cos’è Sanremo, e in generale cosa accomuna questo programma con tanti altri show a competizione che in questi ultimi anni stanno riscuotendo grandi numeri in termini di ascolti. Mi riferisco (tanto per citarne alcuni ad Amici, The voice, X-Factor).

A grandi linee ciò che condividono è l’approvazione esplicita ed implicita da parte della massa, che contribuisce al declino creativo del panorama nazionale in relazioni a tanti altri generi musicali che non rientrano nei generi convenzionalmente commerciali.

Ma cosa sto dicendo?

Quando parlo di approvazione esplicita mi riferisco al fatto che molto spesso il pubblico è portato a votare direttamente per un determinato candidato, mentre con quella implicita al fatto che inevitabilmente la giuria sarà condizionata dai gusti del mercato e giungerà alla costituzione di un verdetto che maggiormente si conforma al mercato stesso. Ciò che voglio dire è che questi programmi sfornano una serie di artisti magari anche bravi a livello tecnico (non posso sindacare su questo, perché pur volendo non ne ho le facoltà), ma che finiscono per non avere nulla di originale, contribuendo ad assottigliare ulteriormente la forbice della diversità nel panorama musicale. Si presentano in tanti, molti passano le eliminatorie, ma alla fine finiscono per non vincere, perché ovviamente non costituiscono un prodotto appetibile per il mercato.

Voi direte: Certo, ma questo succede da sempre, poiché nessun produttore finanzierebbe qualcuno che non possa portare profitto.

Sicuramente è vero ma, sono convinta che allo stato attuale vi sia una crescita esponenziale di questo fenomeno dovuto proprio a questi programmi, i quali molto spesso sono visti da un pubblico piuttosto omogeneo, che contribuisce ad acuire questa dinamica episodica.
Difficilmente credo che un De Andrè, un Guccini, un De Gregori sarebbero mai potuti uscire da questi tv show.

Gloria.