L’inflazione inarrestabile dei servizi streaming

Quando si parla di ciò che concerne il mondo del cinema e delle serie tv, sovviene sempre più spesso un automatismo che ci fa pensare di riflesso a un servizio: Netflix!
La creazione di una gamma consistente di serie autoprodotte permette alla società di godere di un bacino immenso di utenza e di alimentare l’interesse di un pubblico variegato.
Allo stesso modo, altri giganti (insieme ad altri servizi minori già esistenti come “infinity”) si stanno muovendo verso questo mercato: Amazon con il suo “prime video”, e la stessa Disney che ha annunciato la creazione di una piattaforma di streaming.

La riflessione a cui – molto banalmente – giungo gravita intorno ad un semplice quesito: La frammentazione dell’offerta, che si concretizza in vari servizi che necessitano di un abbonamento, è funzionale a questa sorta di mercato del piccolo schermo 2.0? Il rischio che si generi un mercato divisivo, con offerte povere e spalmate sui vari servizi, è concreto?