Magistrati e Salvini. Uno scontro da evitare nel rispetto della Costituzione

Salvini e magistrati: uno scontro che va necessariamente fermato prima che porti ad una degenerazione del confronto democratico.

Le dichiarazioni rese ieri, in diretta Facebook, dal Ministro dell’Interno rappresentano una chiarissima istigazione a delinquere.

Sia chiaro non mi riferisco alle legittime (ancorchè discutibili) opinioni espresse in merito alla natura (evidentemente) politica delle indagini avviate dalla Procura di Palermo su input di quella di Agrigento.

Parlo dello specifico passaggio ove il vicepremier sostiene che: “…Un organo dello Stato ne indaga un altro. Con la differenza che io sono stato eletto da voi cittadini, miei complici. Altri non sono eletti da nessuno e non rispondono a nessuno”….” (Ministro dell’Interno indagato per la Diciotti).

Il non detto è che i cittadini, complici del ministro in quanto suoi elettori, dovrebbero ribellarsi a questi ribaldi magistrati che osano indagarlo.

Come ribellarsi Salvini, sempre molto furbo, non lo esplicita ma è chiaro che in un ordinamento democratico il popolo non può ribellarsi ai giudici.

L’invito dunque a compiere atti vietati dalla legge e potenzialmente sovversivi appare evidente.

D’altro canto, lo stesso atteggiamento della magistratura mi pare travalicare i limiti della dialettica istituzionale.

Non parlo dell’attività di indagine (destinata peraltro ad arenarsi di fronte al diniego all’autorizzazione a procedere proveniente dai banchi della maggioranza) quanto delle dichiarazioni rilasciate da Magistratura Democratica.

La corrente di sinistra dei giudici ha accusato il Ministro dell’Interno di impiegare toni intimidatori e di compiere affermazioni eversive (Magistratura democratica: la replica).

Ora se così è, più che i comunicati, i giudici dovrebbero utilizzare lo strumento che l’ordinamento affida loro per perseguire i reati: le indagini.

Voglio dire: se quello che dice Salvini è un reato, tu giudice sei tenuto ad indagare; se rappresenta un’espressione, anche vibrante, delle proprie opinioni, devi rispettare la Costituzione e startene zitto.

Da qualunque parte si esamini la questione, si tratta di un “Pasticciaccio brutto”.

Personalmente ritengo che Salvini sbagli ad esasperare i toni per due motivi:

1)ha già vinto. La Diciotti è stata fermata e l’indagine non lo porterà mai ad essere processato;

2)è ministro non solo leader politico. Un Ministro (ed in particolare il Ministro dell’Interno) si troverà in moltissime occasioni a collaborare con i magistrati. Porsi in contrapposizione netta con loro, significa correre il rischio di vedersi ostacolare ogni possibile iniziativa riformatrice (penso, ad esempio, alla questione della legittima difesa).

D’altro canto, i giudici non devono dimenticare che – effettivamente – Salvini sta realizzando la volontà degli italiani che lo hanno eletto.

Definirlo eversivo significa semplicemente rafforzarne la popolarità e l’appeal presso quella grossa parte dei cittadini che aspira ad una maggiore securizzazione del Paese – anche a costo di una forte limitazione dei diritti civili.

Non proprio una scelta intelligente.

Massimiliano

Avvocato ammministrativista e penalista.

Appassionato di diritti umani e delle minoranze.

Vive ancora nell’illusione che nella vita esista una morale.