Omosessuali e figli

Figli di coppie omosessuali.

Uno dei temi più caldi del momento.

A me riporta in mente il tema dei figli di N.N.

Quante volte, nel passato anche non troppo lontano, abbiamo sentito utilizzare questa espressione.

Magari sottovoce, magari abbassando lo sguardo.

N.N. ossia i figli nati fuori dal matrimonio che non fossero stati riconosciuti.

Era come la lettera scarlatta: un timbro a vita che segnava l’esistenza di figli.

Questa dicitura rimase nel nostro ordinamento sino all’approvazione della riforma del diritto di famiglia del 1975.

Sono passati molti lustri da allora e pochi giorni fa abbiamo assistito ad un’altra rivoluzione: la registrazione del primo figlio come nato da coppia omosessuale.

Gia’ collegare l’evento nascita di un figlio a due persone dello stesso sesso mi riesce complicato.

Difficolta’ che si accentua se penso poi al contenuto dell’ordinamento dello stato civile ove si parla di genitori (Ordinamento stato civile).

Ora la prima domanda che mi viene in mente e’: chi sono i genitori per l’ordinamento italiano?

So che sembra paradossale ma in realta’ non esiste una definizione di genitore.

La ragione e’ ovvia: fino a qualche tempo fa, esisteva solo la procreazione biologica e dunque genitore era chi metteva al mondo un figlio.

Una sorta di definizione al contrario si puo’ tuttavia ricavare dalla definizione di filiazione.

Termine quest’ultimo che ricoprendo varie tipologie di rapporto tra i quali vi e’ la procreazione medicamente assistita.

Come noto, tuttavia, la famigerata legge 40 vieta la fecondazione eterologa e soprattutto riguarda coppie maggiorenni di sesso diverso.

Nessuna attinenza con la vicenda che stiamo esaminando hanno poi gli istituti dell’adozione e dell’affidamento familiare.

E’ dunque evidente che non esiste giuridicamente alcun rapporto di filiazione tra il neonato ed uno dei due partner della coppia omosessuale che ha richiesto l’annotazione nel registro dello stato civile.

Capovolgendo il ragionamento, possiamo affermare che una delle due non e’ il genitore di quel bambino.

Sempre sotto il profilo giuridico una conferma di quanto sostengo si rinviene nel regolamento sull’anagrafe della popolazione residente Regolamento anagrafe popolazione residente) nella quale si specifica che la scheda individuale deve indicare “la paternità” e la “maternità”.

Chi è il padre di un figlio/figlia di una  coppia di omosessuali donne; chi la madre nel caso di omosessuali uomini?

Posto che giuridicamente la decisione del Sindaco di Torino è priva di fondamento e, a mio modesto avviso, integra anche l’ipotesi di abuso d’ufficio, viene da chiedersi: ha senso registrare come “figlio” di una coppia di omosessuali un bambino nato, ovviamente, con il contributo fecondativo di uno solo dei due partner?

La mia risposta è assolutamente sì.

Per me l’essere “figlio di” non è in alcun modo un dato biologico ma un dato affettivo-culturale-ambientale.

Io sono figlio della persona o delle persone che si prendono cura di me, che mi trasmettono amore, che mi educano, mi istruiscono, creano l’ambiente sociale in cui formo la mia personalità.

Ovviamente questo non deve portare a sconclusionate affermazioni sulla confusione dei ruoli identitari o sessuali e tantomeno ad impiegare locuzioni quali “padre” e “madre” che identificano delle situazioni genitoriali ben precise e distinte.

E’ chiaro che la società italiana, nella sua maggioranza, è ancora lontana dall’accettare una simile prospettiva.

E voi cosa ne pensate?

Massimiliano

Avvocato ammministrativista e penalista.

Appassionato di diritti umani e delle minoranze.

Vive ancora nell’illusione che nella vita esista una morale.