Pensieri e osservazioni di una psichiatra

In psichiatria la diagnosi serve solo per comunicare e più o meno capirsi con i
colleghi. Quando hai davanti un paziente, hai davanti una persona con una sua
personalità, un suo bagaglio di esperienza, un suo modo di “essere nel mondo”.
Non esiste un paziente nevrotico uguale a un altro, o uno psicotico uguale a un
altro, davanti a te hai prima di tutto una persona.

È importante che la teoria non si applichi al paziente, ma se mai viceversa. La
terapia farmacologica rappresenta il 30% della cura, mentre il resto dipende dal
rapporto che si stabilisce tra medico e paziente, e dal percorso che si affronta
insieme. I farmaci utilizzati devono essere la quantità minima efficace, tra
paziente e terapeuta si deve cercare un accordo sulla terapia e il paziente ha
diritto a tutte le informazioni necessarie. Ai primi appuntamenti è necessario
prendere in esame anche lo stato fisico del paziente poiché tante patologie
organiche possono dare problemi psichici es. anemia, diabete, alterazioni
tiroidee, ipertensione…

Fondamentale è la capacità d’ascolto attivo da parte del medico e di cogliere
anche le espressioni non verbali del paziente. Il terapeuta deve accettare un
certo coinvolgimento nelle vicissitudini del paziente, deve essere empatico e
allo stesso tempo saperle vedere oggettivamente (dall’esterno). Il paziente a sua
volta collabora dando la sua visione interiore. È importante lavorare credendo
in un risultato e mettendo in atto tutti i mezzi necessari.

È indispensabile la collaborazione: lo psichiatra da solo non può curare, il
paziente da solo non può curarsi, anche se è bene imparare ed integrare
l’autocura. Il paziente nella sua autocura dovrebbe nutrire mente, spirito e corpo di
“benessere”, quindi trovare degli spazi per stare a contatto con la natura e per
coltivare interessi, o per riappassionarsi a vecchi interessi amati.
Per il corpo è importante il movimento, dormire una quantità adeguata di ore e
mangiare con regolarità. È bene avere un programma di giornata, ma anche
essere disposti a cambiarlo secondo le necessità.

Dobbiamo accettare di avere dei limiti e rispettarli. Ad esempio, si deve saper
dire qualche no alle richieste degli altri e se non ci si riesce almeno un “ci devo
pensare”. Anche se i media propongono modelli perfetti dal punto di vista estetico, del
successo, economico ecc… nella realtà nessuno riesce ad aderire a quei modelli,
e dico meno male perché sono le nostre imperfezioni che ci caratterizzano, ci
rendono unici. Si dovrebbe amare di se stessi con i propri difetti anche per
riuscire con più serenità a cambiarli.

Avere una giornata no, o soffrire per una delusione o un lutto, essere ansiosi per
un esame, non è patologia. Talvolta l’umore nero ci permettere di ricaricare le
pile, ed è necessario. Sarebbe bene concentrare l’attenzione non su i propri malesseri, ma spostarla
su tutto ciò che ci circonda: quella piantina ha bisogno di acqua, quella persona
ha bisogno di un nostro sorriso, quel cane ha bisogno di mangiare, ecc…
Se i nostri pensieri si distinguono dalla maggioranza delle persone non è detta
che siamo noi ad avere torto, la storia lo ha dimostrato più volte, i geni sono
persone che hanno avuto il coraggio di proporre un punto di vista non comune e
di portare avanti il loro pensiero.

Tutto ciò di cui ho parlato sinora è basato sulla mia esperienza, non è assoluto e non necessariamente condivisibile da tutti.

 

Rita