Questo non è il nostro mondo

Ho voluto usare un titolo chiaro, diretto, che non lasciasse spazio ad interpretazioni, per rispondere ad un quesito:

Perché siamo gli unici esseri viventi alla continua ricerca di uno scopo?

Partiamo da un assunto base:

In base ad alcune ricerche divulgate nel corso del tempo, la nostra esistenza è il risultato di un insieme di azioni, che a loro volta sono il risultato di un’evoluzione durata milioni di anni. Tale evoluzione è stata fortemente incentrata sul miglioramento encefalico, come mezzo per surclassare quelle forme di vita che tutt’ora fanno affidamento su caratteristiche fisiche peculiari. Il tutto per rientrare in un ciclo vita/morte.

Il problema si pone nel momento in cui la nostra sfera istintiva, in funzione dell’ecosistema nella quale essa opera, risulta inconsistente e conflittuale.

Il termine estinzione, più volte ribadito da qualche studioso cosiddetto disfattista e rompiballe, vi suona famigliare? Praticamente è l’atto finale da cui derivano una serie di scelte, con le quali giornalmente dobbiamo fare i conti (in un modo o in un altro), ma che tuttavia non seguiamo o seguiamo male.

Ed è qui che il problema, precedentemente esposto, assume consistenza:

Banalmente il nostro istinto ritiene tali comportamenti forzati e non assimilabili.

Qualche esempio?

Un esemplare di Leonessa non si farebbe scrupoli ad uccidere o abbandonare un proprio cucciolo, se quest’ultimo diventasse un peso per il branco (così come lo stesso branco farebbe, abbandonando un esemplare adulto in difficoltà). Lo stesso non si può dire di noi e dei nostri malati, vittime di malattie gravissime.

Stesso ragionamento applicabile al proprio sostentamento, che nel regno animale viene regolato dalla capacità di predare animali o piante. Cosa inesistente nella nostra organizzazione fatta di burocrazia e altrui volere, relegata più alla fortuna che alle capacità.

Inoltre vale la pena citare l’ossessione del mondo utopistico (riscontrabile in alcuni fessi convinti), composto da esseri che si nutrono di aria (o nel peggiore dei casi di integratori vitaminici) e che non combattono mai per il territorio. Tutto ciò rientra appieno della definizione di:

“Mancanza di uno scopo” o “Mancanza di struttura”.

Arrivati questo punto proporrei una più coerente catalogazione della nostra specie, proponendo la seguente frase:

“Ciò che dalla natura è opera, ad essa risponde”

Semplicemente non siamo il prodotto diretto di meccanismi evolutivi, ma solo una creazione assimilabile ad una macchina da lavoro (come i tentativi di creare un’Intelligenza Artificiale, totalmente autonoma ed al nostro servizio). Questo spiegherebbe: i sopracitati comportamenti inconsueti e l’assoggettabilità maniacale (entrambi precedentemente descritti), la sensazione di noia persistente in assenza di un stile di vita attivo (anche se non necessario) e gli innumerevoli tentativi di spiegare il nostro passato (qualcuno ha detto piramidi?)

Rimane solo da decifrare l’identità dei nostri eventuali (le mie sono pur sempre supposizioni) creatori, di cui ritengo attendibile la dinamica degli eventi mostrata nel finale del lungometraggio “Automata”.