Rivedere me, rivedere lei. Rivedere con occhi diversi

Ieri non è stato il mio compleanno anagrafico, quello è roba della fine dello scorso mese.
Ieri è stato il mio vero compleanno, celebrato con la vera festa.

Una buona frittura di pesce per due, due bicchieri di birra chiara ciascuno, la strada buia, il semaforo rosso, il guard rail su cui stappare un’altra bottiglia calda come brodo di pollo.
E poi gli odori, il buio, il vecchio sottopassaggio ed il sentiero.

Fe, è buio.
No, io ci vedo.
Come fai a vederci?
Boh, io ci vedo.
No dai, torniamo indietro.
Va bene Ca, adesso portami alla stazione.
E noi due lì, seduti a terra in piena notte davanti ad una stazione ormai morta.
Quella stazione che tanti decenni fa mi vedeva attenderla con la gioia nel cuore ed andare via con il magone.

A quella stazione ormai non si fermano più treni, quel passato è definitivamente morto. Ed assieme ai treni è morto tutto ciò che un tempo ci vide fidanzati… fidanzatini, visto che eravamo bambini.

Ma poi è successo.

Fe, che hai?
Niente, tranquilla.
Fe, perchè sei triste?
Catia, non sono triste… sono stupefatto.
In che senso sei stupefatto?
Ca, non sto vedendo quello che vedi tu.
E che vedi?
Dico sul serio Catia, non sto vedendo quello che so esserci qui davanti. Non scherzo.
Va bene Fe, che vedi?
Vedo Giuncano così come lo vedevo da questa stazione quando ero ragazzino. Ma non lo sto immaginando, lo sto vedendo sul serio.

Allo stesso modo vedevo il sentiero nel buio più assoluto.

Magari penserete che sia stata la birra, e probabilmente è così… ma che importanza ha ciò che è stato? L’importante è che sia successo, no?

Grazie Catia, grazie sorella, amica e amore.
Il più bel regalo di compleanno di tutta la mia vita.

Federico