Separazione e divorzio: il disegno di legge Pillon

Separazione e divorzio: tematiche trattate con improvvisazione e superficialità.

L’improvvisazione, in linea generale, è una cosa buona.

Descrive, in qualche modo, la capacità di adattare il proprio comportamento al mutare del contesto.

L’improvvisazione dei politici, tuttavia, è estremamente pericolosa.

Pericolosa al punto da chiedere l’immediato internamento di colui o colei che ne sia affetto.

Un eclatante esempio di quanto sto dicendo si rinviene nel ddl 735 presentato al Senato della Repubblica dal senatore leghista Pillon.

Il provvedimento in discussione dal 01 agosto di quest’anno è rubricato “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità” (Testo disegno di legge)

L’art. 1 del disegno di legge introduce la figura del mediatore familiare.

Figura che per essere operativa richiede uno o più decreti di attuazione da emanarsi entro quattro mesi dall’entrata in vigore della legge.

E già qui possiamo riscontrare un paradosso (comune, sia chiaro, a molti provvedimenti del passato): una legge condiziona la sua applicazione effettiva all’applicazione di una norma secondaria.

L’art. 3 prevede l’istituto della mediazione familiare che viene definita volontaria.

Volontaria se non concerne diritti dei minori, però.

In quest’ultimo caso è condizione di procedibilità: i coniugi devono obbligatoriamente intraprendere un percorso di mediazione familiare prima di separarsi.

Ora, visto che – salvo il primo incontro – la mediazione familiare è a pagamento (con tariffe che verranno stabilite, anche in questo caso, con successivo decreto),  il disegno di legge impone a chi si vuole separare o divorziare l’obbligo di sostenere un esborso economico ulteriore rispetto a quelli che già saranno necessari per ricostruirsi un’esistenza al di fuori del nucleo familiare.

Geniale!

Che durata deve avere questo percorso?

L’art. 3 afferma che la mediazione deve durare al massimo sei mesi. Tuttavia, nella fase giudiziale, è sufficiente che i coniugi la espletino per soli due mesi (almeno così sembra debba leggersi la norma che prevede la sospensione del processo per due mesi in caso di mancato esperimento della mediazione ante-giudizio).

Anche qui una norma particolarmente interessante per l’evidente schizofrenia del legislatore.

Sarà ben ovvio che se due coniugi hanno inteso procedere alla separazione senza prima ricorrere alla mediazione familiare, la frattura è di tale portata da richiedere molto più tempo per giungere ad un’eventuale soluzione condivisa.

Il centro della riforma Pillon è costituito dall’art. 7 – ove si impone ai genitori, eventualmente con l’aiuto del mediatore familiare e dei rispettivi legali, il piano genitoriale di cui all’art. 337 ter.

L’impiego dell’avverbio “eventualmente” rende chiaro che il piano genitoriale deve essere farina del sacco dei genitori.

Mediatore e legali sono delle comparse sullo sfondo – laddove la loro opera è da tutti ritenuta fondamentale per addivenire ad una separazione ed ad un divorzio consensuali.

Qualcuno dirà: questi avvocati matrimonialisti guadagnano troppo (lo ha scritto, sul Fatto Quotidiano, un collega che sarebbe rappresentante istituzionale dell’avvocatura Articolo il Fatto Quotidiano )

In realtà, avvocati e soprattutto i mediatori, se bravi, assolvono una importantissima funzione calmieratrice proprio nelle separazioni e nei divorzi giudiziali ossia quelli in cui più alta è la conflittualità tra i genitori.

Lasciamo comunque stare.

Cosa deve contenere questo piano genitoriale?

Lo specifica l’art. 11 del disegno di legge.

Riporto integralmente il testo:

“Entrambi i genitori predispongono un  piano genitoriale in ordine a:
1) luoghi abitualmente frequentati dai figli;
2) scuola e percorso educativo del minore;
3) eventuali attività extrascolastiche,
sportive, culturali e formative;
4) frequentazioni parentali e amicali del
minore;
5) vacanze normalmente godute dal minore.
Nel piano genitoriale deve essere indicata anche la misura e la modalità con cui ciascuno
dei genitori provvede al mantenimento diretto dei figli, sia per le spese ordinarie che per quelle straordinarie, attribuendo a ciascuno specifici capitoli di spesa, in misura  proporzionale al proprio reddito secondo quanto previsto nel piano genitoriale,
considerando:
1) le attuali esigenze del figlio;
2) le risorse economiche di entrambi i
genitori;
3) la valenza economica dei compiti
domestici e di cura assunti da ciascun genitore.

E’ del tutto evidente che chi ha scritto il testo:

a)non ha la più pallida idea dei rapporti padri-madri-figli;

b)non si pone il problema di come la scelta della scuola ed il percorso educativo dei figli sia una delle fonti di maggiore conflitto intrafamiliare ed in ogni caso sia difficilmente individuabile a tavolino – soprattutto in presenza di figli piccoli;

c)non capisce che la separazione ed il divorzio comportano una completa rivisitazione di obiettivi e spese – tale per cui ciò che era ipotizzabile con un doppio stipendio diviene irrealizzabile utilizzando le risorse di una sola persona;

d)sembra essere al’oscuro del fatto che proprio la disclosure sulle risorse economiche dei coniugi è un elemento di indagine (spesso addirittura tributaria) nell’ambito delle cause di separazione.

Tutte le indicazioni che precedono sono richieste a pena di nullità: se non ci sono il ricorso o la memoria difensiva non sono valide.

Esaminato questo piano genitoriale il giudice stabilisce la misura e la modalità del c.d. mantenimento diretto.

Cos’è il mantenimento diretto?

Beh significa che ciascun genitore, per il periodo in cui i figli stanno con lui, deve provvedere al loro mantenimento.

Giusto anzi giustissimo direte voi.

Anche no, rispondo io.

Ipotizziamo una famiglia media italiana in cui, per scelta condivisa, il marito lavora e la moglie si è dedicata a fare la mamma.

Dopo circa 17 anni di matrimonio (Dati Istat su separazioni e divorzi 2015), i genitori si separano.

La moglie, all’incirca sui quaranta-quarantacinque anni, è senza lavoro e si mette in cerca di un’occupazione.

Secondo questa assurdo progetto di legge, nel frattempo, dovrà comunque provvedere al mantenimento diretto dei figli.

Come farà?

Beh le alternative sono molte e tutte allettanti: prostituzione, spaccio di droga, cessione dei figli a pedofili.

Una vasta gamma di scelte operative, no?

Si tratta all’evidenza di una norma volta a tenere in scacco il coniuge più debole e a conferire un ampio, inaccettabile potere ricattatorio al coniuge più forte.

Devo dire che Pillon prevede casi residuali do corresponsione dell’assegno di mantenimento – imponendo al Giudice di indicare alle parti le iniziative che dovranno intraprendere per giungere al mantenimento diretto ed una data di cessazione dell’obbligo di mantenimento a carico dell’altro coniuge.

Io già mi immagino un Giudice di Tribunale che scrive in un’ordinanza: “Signora/Signor X lei deve trovare un lavoro entro mesi tot dalla data odierna”.

Eccerto: apro la porta e le offerte di lavoro regolare e stabile mi si affollano sull’uscio.

Ovviamente, la norma più contestata riguarda il tempo che i genitori debbono poter trascorrere con il figlio minore.

Il progetto di legge parla di tempi paritetici che, in caso di mancato accordo tra i coniugi, vengono stabiliti in 12 giorni al mese presso ciascun genitore.

Immaginiamo una situazione tipo: genitori separati con due figli minori.

Uno dei due figli va alle scuole medie ed uno alle superiori.

Si separano ed il padre, per esigenze lavorative,  deve trasferirsi chessò da Udine a Trieste: 100 km niente di che.

Ora, ve lo immaginate voi questo padre che – quotidianamente – sale in macchna, porta i figli a scuola per le 8 del mattino, risale in macchina e va al lavoro.

Ripetendo poi l’iter al termine delle lezioni?

E’ chiaro che chi ha scritto questo articolo non ha mai patrocinato neppure una causa di separazione/divorzio.

Poniamo tuttavia che i genitori risolvano i problemi logistici o che i problemi neppure ci siano.

Vogliamo parlare dei figli?

Figli che per 12 giorni al mese devono cambiare abitazione ed abitudini di vita?

C’è un altro profilo particolarmente negativo di questa legge che mi ha colpito: quello che prevede il venir meno del diritto a tenere con sè i figli per tempi paritetici se gli spazi a disposizione degli stessi, nell’abitazione dei genitori, sono inadeguati.

Bando quindi ai genitori in monolocale, in mini; apriamo le braccia ai figli di Briatore che sicuramente hanno dei genitori dotati di redditi tali da permettere l’affitto di una villa od almeno di un tricamere.

Da questa prima breve analisi mi pare evidente che il disegno di legge Pillon ha una sola finalità: abrogare implicitamente l’istituto della separazione e del divorzio.

A vantaggio del matrimonio indissolubile come affermato oggi dal fenomenale senatore sull’Huffington Post.

Però magari ricordiamo a Pillon che se viene approvata la legge, il suo segretario si dovrà tenere i figli per 12 giorni al mese?

Forse sarebbe anche un bene per l’Italia: chissà!

Massimiliano

 

Avvocato ammministrativista e penalista.

Appassionato di diritti umani e delle minoranze.

Vive ancora nell’illusione che nella vita esista una morale.