Sergio Marchionne: un uomo ed un manager

Sergio Marchionne è morto.

E’ morto con accanto i propri cari e questo spero gli sia stato di minima consolazione nell’affrontare un evento che nessuno di noi è in realtà preparato ad accettare.

Proprio in ossequio al doveroso rispetto che deve accompagnare ciascun essere umano nel momento della propria dipartita, sino ad oggi mi sono astenuto dal commentarne le capacità manageriali.

Ora, Sergio Marchionne-uomo se ne è andato ed è giunto il tempo di valutare il suo operato.

Partiamo dall’inizio.

Il 26 luglio 2004 Marchionne presenta il nuovo piano di rilancio di Fiat: la sua prima azione è lo spostamento al 2007 del ritorno all’utile del gruppo (Utile Fiat: se va bene nel 2007)

Nel 2005, viene presentato il piano industriale 2005-2008 che prevede – udite, udite – il pieno utilizzo della manodopera italiana (Italiani: al lavoro).

Passa neppure un anno ed il piano industriale viene aggiornato  (2007-2010: quota di mercato 11 per cento in Europa).

L’aggiornamento prevede il conseguimento di una quota di mercato pari a ben l’11% in Europa.

Nel 2010, si prevede l’investimento in Italia di ben 26 miliardi di euro entro il 2014 (26 miliardi di euro in Italia): era il famoso piano “Fabbrica Italia”.

Nel 2012, tuttavia, Fiat chiarisce che il piano non è più attuale (Fabbrica Italia addio).

Già nel 2011, la Società allora torinese affermava – in una nota alla Consob – che Fabbrica Italia non era un piano finanziario ma un indirizzo strategico.

In sostanza, i numeri erano scritti sulla sabbia.

Nel 2014, altro giro, altri numeri.

Il nuovo piano industriale (il primo post fusione con Chrysler: 2014-2018) ci racconta di un Fca destinata a produrre 7 milioni di auto; ad investire 50 miliardi per arrivare nel 2018 all’impiego del 100% della capacità produttiva degli impianti in Italia ed in Europa.

Una figata! Analisti che sbavano.

Già nel 2016, tuttavia, il piano viene aggiustato – prevedendo lo slittamento del rilancio di Alfa Romeo al 2020.

Nel 2018, a giugno, viene presentato il nuovo piano industriale 2018-2022 (Piano industriale 2018-2022): 45 miliardi di investimenti ed un numero imprecisato di autovetture vendute.

In realtà, esaminando nel dettaglio le presentazioni dei vari brandi si ricava che le vendite previste per il periodo 2018-2022 dei marchi Jeep, Ram, Maserati ed Alfa Romeo ammonta a 3.400.000,00 vetture.

Rimane fuori Fiat che nel piano industriale non è neppure menzionata.

Fiat dovrebbe dunque produrre 3.600.000 autovetture per consentire il raggiungimento dei famosi 7 milioni?

Abbastanza difficile direi visto che i risultati finanziari del primo semestre parlano di soli 2.400.000 mila veicoli consegnati (Semestrale 2018) per l’intero gruppo.

In realtà, le dichiarazioni di Marchionne pongono fine alla produzione di autovetture di massa in Italia (Fine produzione massa in Italia per Fca) e la Fiat 500 verrà assemblata in Polonia.

In sostanza quindi il piano 2018-2022 segna dal punto di vista industriale un pesante ridimensionamento del marchio Fiat (che di fatto scompare dall’Italia) e dal punto di vist globale un aumento della redditività incentrata su Jeep, Ram e per certi versi Alfa Romeo.

Una volta esaminata the long and winding road che ha caratterizzato i piani industriali di Fca nell’era Marchionne, si tratta di capire se gli obiettivi industriali che lo stesso si era posto sono stati raggiunti.

La risposta è semplice: assolutamente no.

Dal punto di vista industriale Sergio Marchionne ha completamente fallito.

La Fiat non ha guadagnato grandissime quote di mercato, ha prodotto nel primo semestre duemiladiciotto quasi 3 milioni in meno di autovetture di Volkswagen e di Toyota.

Insomma, un produttore piccolo piccolo.

Non parliamo poi del lato occupazione: se negli Stati Uniti gli ottimi risultati di Jeep hanno permesso di mantenere i posti di lavoro, in Italia come sappiamo le cose sono andate diversamente.

Ed allora, come valutare Sergio Marchionne?

Per capire se il manager italo-canadese ha conseguito gli obiettivi che gli azionisti di riferimento gli avevano posto dobbiamo interrogarci su chi sono questi azionisti.

Ovviamente, parlo degli eredi di Agnelli e dunque di John Elkann.

John Elkann non è un industriale. John Elkann ha una formazione ed una preparazione finanziaria.

L’incarico che era stato dato a Marchionne era quello di risanare Fiat- dapprima evitandone il fallimento e successivamente riportandola in attivo così da poterla vendere.

In questo Marchionne è stato bravissimo ed ha sicuramente ottenuto i risultati sperati.

Fca oggi è un’azienda che produce utili; che ha completamente estinto la propria posizione debitoria e la cui capitalizzazione di borsa è significativamente aumentata dal lontano 2004.

E’ dunque un boccone appetibile che può essere tranquillamente venduto a Nissan.

Marchionne si è perciò rivelato un bravo Cfo quindi ma un Ceo assolutamente mediocre.

Di certo non un genio.

Massimiliano.

Avvocato ammministrativista e penalista.

Appassionato di diritti umani e delle minoranze.

Vive ancora nell’illusione che nella vita esista una morale.