Sua Maestà Ansel Adams, in arte fotografo

Questo articolo parla di Dio.
Perchè Dio vede in bianco e nero e lo ha fatto attraverso le lastre fotografiche di Ansel Adams.

Adams non scattava fotografie di soggetti animati… qualcosa sì, ma non era certo quello il suo interesse principale.
Per lui la fotografia non era descrizione, documentazione o in generale realtà; uno dei concetti più importati che si apprendono leggendo le opere di Adams suono pressappoco così:

Quando scatti non cercare mai di catturare la realtà perchè è impossibile, la fotocamera restituirà solo una parte della realtà.
Pensa invece a ciò che vuoi che veda chi guarda la tua fotografia.

Questo concetto è alla base della fotografia artistica, fotografie nate per essere immagine e non descrizione.

Adams fu anche il papà del Photoshop, inteso come post-produzione… o più amichevolmente ritocco.
Per Adams, che non si concentrava sulla realtà ma sull’imagine, tutto era ammesso sia nello scatto, che nello sviluppo che nella stampa: Fin dal momento della scelta della scena, prima ancora di montare la fotocamera sul supporto, Adams sapeva già quale immagine avrebbe visto l’osservatore del risultato finale e quali sarebbero stati i passi necessari per ottenerla.

La mente vede la realtà in modo differente dal nostro, o meglio essa è in grado di percepire aspetti della realtà che alla mente comune sfuggono; ad esempio l’apparente caoticità di un quadro di Picasso non è altro che il risultato di una realtà oggettiva de-strutturata e poi ri-assemblata a formare un’mmagine che ne comprendesse parti distinte fono a formare un insieme completo nel significato.

Si potrebbe dire che lo scopo dell’arte è quello di dare alle menti comuni la possibilità di guardare per un momento attraverso gli occhi di chi la mente artistica la possiede, di catturare un pezzetto del suo mondo.
Il grande artista è quello che riesce in questo intento, quello che crea un’opera adatta a rappresentare agli occhi della gente comune ciò che la sua mente percepisce.
Ma l’arte non è casualità, nell’arte (vera) nulla è lasciato alla fortuna del principiante.
Il vero artista, come d’altronde qualsiasi vero professionista, possiede la capacità e le competenze necessarie ad ottenere esattamente ciò che si prefigge.

L’immagine creata dal grande fotografo, così come i quadri di Picasso, sono il risultato ricercato fin dall’origine, perchè l’artista non modella un prodotto basato sulla realtà ma sulla sua percezione della realtà.
L’artista immortala la propria mente, ogni opera di un vero artista è in fin dei conti un selfie!
E’ per questo che la copia anche perfetta di una grande opera d’arte, sebbene quasi indistinguibile dall’originale, non ha alcun valore: l’olriginale proviene dalla mente mentre la copia proviene da un oggetto statico, è solo un’esibizione ci capacità tecnica che magari una macchina eseguirebbe ancor meglio.

Io potrei prendere un aereo, recarmi nello Utah ai piedi del grande tempio dei Mormoni e vedere esattamente ciò che vide Adams al momento di fotografarlo.
E quella sarebbe la realtà oggettiva (a patto di non aver dimenticato gli occhiali).
Proverò magari un senso di piacere o di fastidio… sensazioni che sono in grado di percepire ma non di comprendere nella loro origine.
La mente dell’artista, a differenza della mia, ha ben chiari gli elementi da cui quelle sensazioni traggono origine e se l’artista è bravo la sua opera renderà partecipe di tale percezione anche chi la osserva.

La mia percezione di quel tempio, e quindi la fotografia con la quale tento di catturarla, sarà forse questa:

Poi magari ne scatterò un’altra… mica posso essere andato nello Utah per fare una singola foto, no?

Ecco, questa è bella grossa e sono riuscito a tirare via quell’orrenda ringhiera che stonava terribilmente con la pietra chiara dell’edificio!
E poi qui è buona pure la luce e le ombre sono al posto giusto.
Una volta tornato dallo Utah guarderò le mie fotografie, ripenserò a ciò che ho provato stando lì davanti… e mi renderò conto che io vedevo qualcosa di diverso.
Qualcosa che non sono stato in grado di fotografare perchè ho fotografato la realtà oggettiva.

Adams non fotografava la realtà, ricordate? Adams costruiva immagini per dare agli occhi dell’osservatore uno sguardo all’interno della sua mente.
Quello stesso monumento visto da Adams è così:

La differenza fra me e lui? beh, lui non considerava fastidiosa la ringhiera!  :mrgreen:

Federico

P.S.: mi ero dimenticato lo scopo dell’articolo, anche se a dire il vero a me pare evidente: da oggi Uncino ha smesso di essere tetro per diventare bianco (e nero).