Uncino, un covo di razzisti

Un covo di razzisti che non si rendono conto di esserlo.
Non “culturalisti” come me, che prima cosa non faccio alcuna distinzione di sesso, colore della pelle e provenienza ma unicamente di appartenenza culturale e secondo poi non mi maschero.

No, io parlo di veri e propri razzisti, marmaglia che per pure questioni di razza preferisce la povertà per la nostra gente italiana preferendo ad essa quella che non è di pelle bianca bianca.

Razzismo signori miei, puro e semplice razzismo.
chiamiamo le cose con il loro nome: R-A-Z-Z-I-S-M-O!

Un bambino arriva su un gommone? dicono: poverino, aiutiamolo, ed è giusto aiutarlo, concordo con loro.

I costi sostenuti per aiutare quel bambino rendono impossibile aiutare ben TRE famiglie con bambini italiane, i cui figli si trovano a giocare nella spazzatura e magari vengono portati via dagli assistenti sociali e rinchiusi in un orfanotrofio in attesa di adozione da parte di una famiglia benestante che possa (si spera) garantirgli serenità, vita accettabile e studio.
I razzisti rispondono: chi se ne fotte, meglio aiutare quelli che non sono bianchi!

Chi vi scrive non è un ricco.
Chi vi scrive ha passato una parte dell’infanzia nel quartiere “Latte Dolce” di Sassari negli anni ’70, un pezzo di città che all’epoca era costituita da rovine di case abbandonate, di delinquenza e di ratti lunghi quanto il mio braccio.
Chi vi scrive ad otto anni si è trovato per la prima volta con un coltello sotto la gola.
Chi vi scrive il giorno dopo ha infilato lo stesso coltello nel corpo di quello che lo aveva minacciato.
Chi vi scrive ha vissuto anche a Milano, dove campava con sua madre in una stanza in affitto senza neppure il frigorifero… in inverno mettevamo le cose sul davanzale della finestra del cesso, attigua al cucinino, per evitare che andassero a male. In estate invece andavano a male e ce le mangiavamo lo stesso perchè non ci si poteva fare un cazzo.
Chi vi scrive ha visto l’umiliazione di sua madre quando venne presa a rubare in un supermercato perchè non aveva denaro sufficiente a comprarmi un cappotto, e a Milano faceva freddo.
Chi vi scrive, a sette anni prendeva da solo la metropolitana e attraversava mezza Milano per tornarsene al tugurio in cui vivevamo perchè sua madre, insegnante single senza cattedra fissa, certo non poteva pagare qualcuno che lo andasse a prendere.
E potrei andare avanti ancora per tre ore per raccontare l’infanzia di chi vi scrive, i poveri vivono così.

Chi vi scrive poi ha smesso di essere povero, ma solo perchè tutto questo lo ha fatto diventare un mostro che se ne fotte del resto del mondo, ma per uno che ce la fa ve ne sono altri cento che soccombono.

Quello che succedeva negli anni ’70 oggi non c’è più? ma neanche per il cazzo, di famiglie italiane costrette a campare con settecento euro al mese dalle quali sottrarre affitto, luce e gas ce ne sono a iosa!
E i servizi sociali ancora oggi tolgono bambini italiani a famiglie italiane che non ce la fanno a mantenerli!
L’Italia è ancora piena di italiani che campano fra i topi, e nelle mense della CARITAS mangiano pure italiani che poi magari dormono in macchina perchè i comuni sono obbligati a regalarle ai “richiedenti asilo”.

Noi siamo un Paese che non ha risorse sufficienti per aiutare i nostri stessi cittadini.

Voi razzisti del cazzo, che nella povertà non riuscireste a camparci un solo giorno, pontificate sui Massimi Sistemi fregandovene altamente del fatto che le vostre parole sono per intero volte a togliere quel poco di dignità a chi già non ha niente.
Bisogna aiutare chi è povero nel Bingo Bongo, ma se quei soldi poi portano a giocare fra i topi un bambino che ha la sfiga di essere nato con la pelle bianca… chi se ne frega, basta ignorare il problema.

Chi vi scrive la povertà se la ricorda bene, provatela anche voi… magari questo vi porterebbe a riconsiderare la sequela di cazzate con cui ammorbate queste pagine.

Siete solo dei comunissimi, schifosi, razzisti!

Uncino è solo un covo di razzisti, io ho creato un covo di razzisti!

Nota bene: qusto articolo non significa che non bisogna aiutare gli altri, solo che questo va fatto solo dopo che anche l’ultimo degli italiani sarà stato portato ad un tenore di vita almeno dignitosa.
Non un minuto prima!

Federico

Aggiunta postuma: mi sono veramente scassato le palle!

Un mito vuole che qui su Uncino io sia il padrone del vapore.
Nella realtà le cose sono ben diverse: sono solo l’addetto alla manutenzione delle tubature.
E non tutte portano gas.

 

Per chi volesse contattarmi in privato, federico@uncino.eu