Vaccinarsi è un dovere morale. Perchè le parole del Presidente Mattarella sono fuorvianti e quelle del Governo sono menzogne

Vaccinarsi è un dovere morale. Questo il messaggio del Presidente Mattarella.

Messaggio indirizzato dal Presidente agli italiani, in diretta televisiva e a reti unificate.

Lo stesso Presidente della Repubblica che è stato anche giudice costituzionale.

E che, dunque, dovrebbe ben sapere come – da almeno due secoli – il concetto di “dovere” in senso giuridico e quello di “morale” camminano su percorsi paralleli.

Potrei ricordare che la distinzione tra diritto e morale risale già a Pudendorf (“Manuale di diritto razionale”, 1762) ed è stata plasticamente illustrata da un signore che si chiamava Immanuel Kant (Metafisica dei costumi).

Sarebbe facile rammentare che la confusione tra dovere giuridico e quindi diritto positivo e morale sta alla base dello Stato etico nazista (La deriva politica ed il pericolo dello Stato etico).

Ma, appunto, sarebbe facile.

Quello che mi preme sottolineare è un altro profilo del messaggio del Presidente ossia l’errore comunicativo che lo stesso lascia trasparire.

Mi spiego meglio.

In Italia, secondo gli ultimi sondaggi, vi è una netta maggioranza favorevole alla vaccinazione antiCovid 19.

Esiste poi una significativa minoranza di novax.

Ci sono poi i dubbiosi, gli incerti come il sottoscritto.

Che non vogliono sentirsi dire che “devono” vaccinarsi perchè altrimenti violano la morale.

Io, come tanti altri, abbiamo bisogno di spiegazioni.

E, purtroppo, le spiegazioni fornite dal Governo paiono insufficienti quanto fantasiose.

Prendiamo, ad esempio, il piano nazionale di vaccinazione per il Covid 19 (Piano vaccinazione covid 19).

Secondo tale piano, nel primo trimestre del 2020, sarà vaccinato il 5% della popolazione.

Nel secondo trimestre la percentuale salirà al 15%.

Nel terzo trimestre si raggiungerà la soglia del 50% e nel quarto trimestre si giungerà all’agognata immunità di gregge.

Ora, posto che gli italiani sono 60 milioni e che i minori di anni 16 (attualmente non vaccinabili) sono circa 8.400.000 (Popolazione italiana per fasce di età), i residenti da vaccinare sono 51.000,00 circa.

Da questo numero vanno sottratti coloro che hanno già contratto il virus: 2 milioni di individui (Sunto bollettino protezione civile del 31.12.2020).

Rimangono quindi 49 milioni di individui da vaccinare.

Israele  riesce a vaccinare 80 mila persone al giorno (Vaccinazioni in Israele).

In 10 giorni, infatti, ne ha vaccinate circa 800 mila.

Quanto tempo ci metterà per raggiungere l’immunità di gregge?

Se l’inoculazione delle due dosi avviene in sequenza, il calcolo risulta presto fatto: 800 mila dosi in dieci giorni significa 2 milioni e 400 mila dosi in un mese.

Per giungere al 60% dei 9 milioni di abitanti, ci vogliono circa 3 mesi.

Questo, nell’ipotesi che sia sufficiente tale soglia per raggiungere l’immunità di gregge.

Ma la tesi oramai non trova più il consenso della comunità scientifica (Immunità di gregge e vaccino anti Covid 19)

Dopo i tre mesi bisogna attendere 21 giorni per la somministrazione della seconda dose.

E poi ulteriori tre mesi per la seconda inoculazione.

In pratica, Israele raggiungerebbe l’immunità di gregge in circa 8 mesi.

Ovviamente, la ricostruzione che ho appena illustrato è non solo semplicistica ma proprio concettualmente errata.

E’ infatti ovvio che chi viene vaccinato oggi, verrà poi rivaccinato tra 21 giorni.

Ma di quanto può aumentare un Paese la sua capacità vaccinale?

Ipotizziamo che Israele riesca a proseguire nel ritmo delle nuove vaccinazioni giornaliere e riesca altresì a rivaccinare tutte le persone sino ad ora vaccinate al 22° giorno dalla prima inoculazione.

In tal caso, i tempi si ridurebbero drasticamente: l’immunità di gregge si raggiungerebbe in 4 mesi; 4 mesi e mezzo al massimo.

Trasponendo il case study israeliano in Ialia, dobbiamo partire dal dato della popolazione da vaccinare per raggiungere l’immunità di gregge: almeno 30 milioni di persone.

30 milioni di persone ossia tre volte e mezzo la popolazione israeliana.

Vogliamo fare i conti di quanto ci impiegheremo?

Almeno un anno, se tutto va bene.

Il riferimento è  soprattutto del deficitario approvigionamento delle dosi di vaccino da parte del fenomenale Mister Arcuri.

Anche qui appare necessario riferirsi al piano nazionale di vaccinazione.

Questo piano prevede che nel primo trimestre del 2021, l’Italia ottenga 28 milioni e 269 mila dosi di vaccino.

Di queste 28 milioni di dosi, le fornisce  Astrazeneca.

E’ tuttavia oramai certo che il vaccino di Astrazeneca non verrà approvato entro gennaio 2020 (Ema chiede ulteriori dati ad Astrazeneca).

Di conseguenza, appare improbabile che tale Società riesca ad ottemperare ai propri obblighi contrattuali.

E’ altrettanto certo che il nostro Paese non riceverà i 2 milioni di dosi del vaccino Curevac (Curevac arruola il primo paziente per lo studio di fase 2b/3).

Il simpatico trio Arcuri-Locatelli-Ricciardi  (Nessun problema sull’approvigionamento delle dosi) ci rassicura che i 16 milioni di dosi di Astrazeneca verranno compensate dai 13 milioni di dosi aggiuntive di Biontech.

Peccato che queste dosi rientrassero già nel contratto stipulato a novembre dalla Commissione europea (Ue opziona 300 milioni di dosi Pfizer).

E’ vero che l’Italia non le ha conteggiate nel proprio piano vaccinale ma è altrettanto vero che appare improbabile una loro fornitura prima del secondo o terzo trimestre del 2021.

Ciò anche in ragione degli accordi separati conclusi da Pfizer con Usa (Usa acquistano altre 100 milioni di dosi Pfizer) e Germania (Germania opziona altri 30 milioni di dosi Pfizer).

Ecco quindi che il nostro Paese, per il primo trimestre, potrà contare sulle 490 mila dosi a settimana del vaccino Pfizer-Biontech e forse per le ulteriori dosi del vaccino Moderna.

Già qui tuttavia sorge un dubbio.

Pfizer, nel primo trimeste, deve consegnare 8.749.000 dosi di vaccino.

Depurando tale dato dalla prima fornitura eseguita a dicembre di 480 mila dosi circa, significa che ogni mese vanno consegnate 2.756 mila dosi circa.

Tuttavia, moltiplicando 490 mila dosi per 12 settimane, arriviamo a 5.880.000 mila dosi.

E gli altri due milioni e mezzo di dosi???

A questo punto, è necessario esporre un dato di cui parlavo ieri con Federico (ok, noi trascorriamo così l’ultimo dell’anno): l’Italia ha acquistato 202 milioni di dosi (Arcuri: le dosi arriveranno in 21 mesi).

Ora, i residenti in Italia sono 60 milioni. La doppia inoculazione implica che per vaccinare tutta la popolazione servano almeno 120 milioni di dosi.

Ma le restanti? A cosa servono??

A me vengono in mente tre ipotesi:

1)l’acquisto di dosi in abbondanza si è reso necessario  per fronteggiare eventuali ritardi o carenze nelal fornitura da parte di taluno dei produttori dei vaccini;

2)il sovracquisto trova la sua ragion d’essere nella necessità di spuntare un miglior prezzo ai produttori dei vaccini;

3)il sovracquisto muove dall’esigenza di avere delle scorte disponibili laddove l’efficacia dei vaccini sia limitata nel tempo e si renda indispensabile un secondo richiamo nel giro di pochi mesi.

In ogni caso, Arcuri ci ha chiarito che almeno 40 milioni di dosi fornite da Sanofi non arriveranno prima del prossimo anno.

E la stessa sorte sembra toccare il vaccino della Jansen (dipartimento di Johnson e Johnson).

Tale vaccino dovrebbe essere fornito, secondo il piano vaccinale italiano, in numero pari a 47 milioni di dosi tra il secondo ed il terzo trimestre 2021.

La compagnia ha fatto uscire il 17 dicembre uno statement che prefigura la sottoposizione alle autorità regolatorie di un primo pacchetto di dati entro gennaio e l’ottenimento dell’autorizzazione entro febbraio 2021 (Il vaccino della Jansenn in arrivo?).

In realtà, non è chiaro se il vaccino acquistato dall’Italia sia questo (che prevede una doppia inoculazione) o quello che ne prevede una sola.

In questo ultimo caso, tuttavia, consultando il fondamentale sito clinicaltrial.gov.it, apprendiamo che lo studio terminerà non prima di maggio 2022  (Jansen monodose – tempi studio fase 3).

Ad onor del vero, l’Ema ha già iniziato la rolling review su questo vaccino (Ema inizia la rolling review del vaccino Jansenn) il che, a mio avviso, getta più di un’ombra sull’iter autorizzatorio.

Ma tant’è.

In ogni caso, assumendo quale parametro di riferimento l’iter autorizzatorio che ha interessato i vaccini Pfize e Moderna, tra l’inizio della rolling review e l’autorizzazione condizionata all’immissione in commercio passano circa un mese e mezzo/due.

Salvo complicazioni come nel caso di Astrazeneca.

Questo significa che il vaccino di Jansenn potrebbe, in effetti, essere pronto per la commercializzazione a febbraio.

Ma ecco un altro punto del piano vaccinale nazionale che non torna.

Come detto, l’Italia prevede di acquistare 46 milioni di dosi del vaccino Jansenn.

Viene da chiedersi come – tenuto conto che l’Unione Europea ha stipulato con la Società un accordo preliminare per l’acquisto di 200 milioni di dosi (Accordo Jansenn Unione Europea).

E’ vero che l’accordo prevede la possibilità di opzionare ulteriori 200 milioni di dosi ma, ad oggi o meglio alla data del 17 dicembre 2020, tale opzione non era stata esercitata.

Di conseguenza, all’Italia dovrebbero arrivare solo 26.920.000 dosi (il 13,46% della fornitura globale all’Ue).

Ma il piano vaccinale e dunque le roboanti dichiarazioni governative scontano almeno altri tre errori di impostazione.

Due prevedibili ma ignorati ed uno imprevedibile.

In primo luogo, è pressochè certo che almeno il 20% degli italiani non si vaccinerà (Quanti disponibili a vaccinarsi?).

In particolare, tra i 35 ed i 44 anni solo il 71% dei residenti è disponibile a sottoporsi alla vaccinazione.

Se questi dati venissero confermati nella realtà, ciò significherebbe che l’immunità di gregge non verrebbe mai raggiunta e quindi una vaccinazione di massa sarebbe tempo perso.

Ed infatti, togliendo dai 49 milioni di potenziali vaccinandi il 20% arriviamo ad una popolazione vaccinabile/vaccinata di soli 40 milioni di italiani.

Superiore si al 60% della popolazione complessiva ma di gran lunga inferiore a  quella soglia del 70-80% cher oramai si reputa indispensabile raggiungere.

In secondo luogo, il piano vaccinale dà per scontato di poter vaccinare senza intoppi tutti gli ospiti delle R.S.A..

Purtroppo molti di loro sono divenuti nel tempo incapaci di determinarsi liberamente e, quantomeno ai fini della prestazione del consenso informato, necessiterebbero di un amministratore di sostegno.

Parliamo di un 70% di ospiti incapaci (Ospiti rsa e consenso informato).

In Piemonte è stato stimato che almeno 15 mila persone necessitino dell’amministratore di sostegno (Vaccino, ospiti rsa ed amministratori di sostegno).

Chiunque abbia mai frequentato un tribunale sa bene che trovare 15 mila amministratori di sostegno in pochi giorni è un’impresa impossibile. Ciò anche in quanto il procedimento di nomina prevede degli step particolari che richiedono mesi per il loro compimento.

Ora, se gli ospiti delle r.s.a. sono 570 mila a livello nazionale (secondo il piano di vaccinazione), significa che 399 mila sono incapaci.

Ipotizziamo che di questi almeno un 50% non sia in grado di prestare validamente il consenso per assenza dell’amministratore di sostegno, abbiamo 150 mila probabili vaccinati in meno.

In terzo ma non ultimo luogo, appare sempre più probabile che il vaccino Astrazeneca venga autorizzato solo per  la popolazione under 55.

Ciò significa escludere il 37,2% della popolazione pari a 22.411.005 persone.

Di conseguenza per vaccinare la popolazione di età superiore ai 5 anni,  si dovrà ricorrere alle forniture di Biontech e di Moderna (almeno per il momento)

Se analizziamo le forniture dei vaccini indicate nel piano vaccinale italiano vediamo che la fornitura di vaccini provenienti da queste due Società ammonta a 37 milioni 688 mila dosi nell’intero 2021.

Solo aggiungendo l’ulteriore fornitura di 13 milioni e 460 mila dosi di cui parla il Trio Lescano riusciremo a vaccinare tutti gli over 55.

Il punto è che il piano vaccinale prevede di immunizzare i residenti over 60 nel secondo trimestre del 2021.

Gli over 60 in Italia ammontano a 17.653,000

Ma tale obiettivo è del tutto campato in aria – tenuto conto che, entro tale data avremo disponibili forse 21 milioni di dosi ma non sicuramente i 35 milioni necessari alla vaccinazione di tutti gli over 60!

Peraltro, utilizzando il vaccino Astrazeneca per immunizzare solo gli under 55 (con esclusine degli infrasedicenni) si pone un altro problema: i residenti che rientrano in tale fascia di età sono almeno 27 milioni.

Servono dunque 54 milioni di dosi per vaccinarli tutti.

Ma Astrazenca ne fornisce solo 40 milioni.

Mancano 14 milioni di dosi.

Ed ecco che torniamo a bomba ossia alla speranza che vengano approvati i vaccini di Jansen e di Curevac.

Il che tuttavia rende probabile ritardi e disfunzioni nella campagna vaccinale e soprattutto rende il piano vaccinale italiano una grande immensa bugia.

Ho cercato qui di riassumere le ragioni per le quali il nostro Presidente non può parlare di dovere morale ai cittadini quando è lo stesso Governo che ignora e mistifica la realtà dei fatti.

Se vaccinarsi è un dovere morale,  anche dire la verità ai propri cittadini lo è!

Ecco dunque che se di morale si deve parlare, bisogna innanzitutto rivolgersi ai nostri governanti.

 

Massimiliano